Se il razzismo diventa il pretesto per cancellare la civiltà occidentale

Gli attivisti per i diritti dei neri ora vogliono abbattere le statue in cui Gesù viene raffigurato come un "europeo bianco": così il Black Lives Matter strumentalizza la religione in nome dell'ideologia

Se il razzismo diventa il pretesto per cancellare la civiltà occidentale

La statua di San Junípero Serra abbattuta a San Francisco, in California e la petizione lanciata su Change.org per cambiare l’immagine dell’onorificenza britannica dell’ordine di San Michele e San Giorgio: l’arcangelo che schiaccia il capo a Satana, raffigurato con la carnagione scura, per i seguaci inglesi del movimento Black Lives Matter sarebbe un simbolo del suprematismo bianco.

Come lui anche Gesù, raffigurato come un "europeo", diventa un’icona razzista a detta di uno dei leader della mobilitazione che continua ad infiammare l’America dopo l'omicidio di George Floyd. L’attacco alle statue dei personaggi legati al passato coloniale era solo il primo passo. Ora il movimento per i diritti dei neri si scaglia contro i simboli cristiani.

Shaun King, scrittore e attivista americano vicino al democratico Bernie Sanders, tra gli animatori del Black Lives Matter, sostiene che Gesù avesse la "carnagione scura" e che per questo sarebbe meglio fare piazza pulita delle immagini che raffigurano il Dio dei cristiani come un uomo dai capelli castani e gli occhi chiari.

King si rifà alla ricostruzione elaborata qualche anno fa da Richard Neave, esperto britannico di medicina legale all’università di Manchester, che confrontando i crani di tre uomini ebraici dell’epoca in cui visse Gesù ipotizzò che il Figlio di Dio avesse pelle, occhi e capelli scuri. Le fattezze dell'identikit ricordano quelle dell’umanità preistorica, ma secondo lo studioso così doveva essere il volto di un uomo nato 2020 anni fa in Galilea.

Lo scrittore attivista per i diritti dei neri non è il primo a protestare per la raffigurazione di Cristo con i tratti occidentali. Facendo un salto indietro di cinquant’anni, ai tempi del Black Power un giovane reverendo, James Cone, è tra i primi a parlare di "teologia nera". Una sorta di "teologia della liberazione" declinata in chiave anti-razzista per combattere il "predominio bianco". Anche per lui Gesù "è nero", ed è nero "perché è oppresso", ed "è oppresso perché è nero". Il religioso, come Shaun King, era convinto che il cristianesimo fosse una religione appannaggio dei bianchi.

Le "teorie razziali" sull’etnia di Gesù, in realtà, si rincorrono a partire dal XIX secolo: alcuni ispiratori delle teorie nazionalsocialiste sostenevano che fosse "ariano", altri che provenisse dall’India, altri ancora che avesse la pelle scura. In alcune illustrazioni realizzate in Cina a fine ‘800, invece, Cristo viene raffigurato con i tratti orientali. Ma a quale etnia apparteneva davvero Gesù? I tratti del suo volto non vengono mai descritti nei Vangeli e neppure nella Bibbia. I testi sacri raccontano piuttosto le espressioni, i gesti, le parabole, i miracoli.

Eppure il figlio dell’uomo non doveva avere un aspetto troppo diverso da quello dei suoi discepoli, altrimenti Giuda non avrebbe avuto bisogno di indicarlo con precisione ai soldati nel Getsemani. Per chi crede alle coincidenze, invece, è curioso notare come l’immagine del volto dell’uomo avvolto nella Sacra Sindone, catturato nel 1941 a Torino dall’obiettivo del fotografo Secondo Pia, coincida con le innumerevoli rappresentazioni di Cristo nell’arte, da quella bizantina a quella rinascimentale.

Resta il fatto che il tentativo di ridurre il Dio dei cristiani in categorie è senza dubbio pretestuoso e limitante. Ognuno, nel suo intimo, raffigura Cristo secondo i propri parametri. Ben altro è pensare di poter imporre una visione rispetto ad un'altra, sia pure in nome del politicamente corretto. Il rischio è di piombare in un’ideologia, qualsiasi essa sia, distruttiva e nichilista. Per chi crede, in fondo, non è importante che faccia abbia avuto davvero Gesù, ma ciò che quel volto trasmette a chi si affida a lui.