Si era finto un profugo ma era un tagliagole: condannato all'ergastolo

Haisam Omar Sakhanh era arrivato in Svezia sotto le mentite spoglie di un richiedente asilo ma, nel 2012, aveva partecipato ad un massacro. Il tagliagole è stato scoperto e condannato all’ergastolo grazie alla polizia del nostro Paese dove ha trascorso alcuni mesi

Si era finto un profugo ma era un tagliagole: condannato all'ergastolo

Haisam Omar Sakhanh era arrivato in Svezia sotto le mentite spoglie di un richiedente asilo. In realtà, come dimostra lo scatto atroce che lo raffigura assieme ad un plotone di altri sei tagliagole, Haisam è un boia che, a maggio del 2012 in Siria, ha preso parte all’esecuzione di sette soldati lealisti. Ed è per questo che, come riporta il Daily Mail, la corte distrettuale di Stoccolma, giovedì, l’ha condannato con il carcere a vita.

La difesa disperata

L’ex terrorista ha provato, invano, a difendersi. L’imputato, infatti, ha cercato di sostenere che l’esecuzione è stata compiuta in conformità ad una sentenza precedentemente emessa da un tribunale islamico riconosciuto (da chi?) e non solo, si è difeso anche sostenendo di aver solo obbedito agli ordini che gli erano stati impartiti. La linea difensiva di Haisam, però, non è servita a convincere il giudice Tomas Zander che, dopo aver sottolineato le “circostanze crudeli” del delitto, ha condannato l’imputato al massimo della pena. Tuttavia, per la legge svedese, la durata dell’ergastolo si estende per un periodo massimo di dieci anni, al termine dei quali non è ancora chiaro che ne sarà del reo.

Il passato in Italia e l’adesione alla jihad

L’uomo è stato identificato tramite impronte digitali e foto messe a disposizione dalla polizia italiana. Come mai? A questo punto emerge una circostanza abbastanza inquietante. Haisam, vera e propria bomba ad orologeria, nel febbraio 2012 era in Italia, come dimostra la sua partecipazione ad un blitz anti-governativo ai danni dell’ex Ambasciata siriana in Italia, in piazza dell’Ara Coeli, in cui è stato arrestato e sottoposto a giudizio per direttissima, assieme ad altri dodici siriani, per aver cercato di penetrare nella sede diplomatica. E, sempre dal nostro Paese, nello stesso anno, sarebbe tornato in Siria determinato ad arruolarsi con il gruppo jihadista autore del massacro ed ancora attivo nelle province siriane di Hama ed Idlib.

La formazione in questione si chiama “Suleiman Fighting Company” e, come si legge su Tracking Terrorism, è stata fondata nel 2011. Pur non essendo nota al grande pubblico, ha goduto dell’appoggio di migliaia di miliziani grazie alla solidità economica del suo fondatore: il narcotrafficante Abu Suleiman al-Hamawi. Nel 2013, non si sa perchè e con quale finalità, Haisam lascia la polveriera mediorientale e rientra indisturbato in Europa. La sua meta, stavolta, è la Svezia dove si finge un rifugiato e chiede asilo. Solo dopo tre anni, nel marzo del 2016, viene scoperto e sottoposto a custodia cautelare.

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