Una società francese pagò 13 milioni in tangenti all'Isis in Siria

Il cementificio Lafarge continuò a funzionare grazie a costanti "oboli" ai jihadisti

Quei soldi pagati all'Isis pur di non dover chiudere il loro stabilimento erano già costati il posto a Eric Olsen, ceo del cementificio francese Lafarge e a sei dirigenti, tra cui l'ex presidnte Bruno Lafont, messi sotto indagine per finanziamento di gruppo terroristico.

Emergono ora nuovi dettagli sulla vicenda giudiziaria che ha al centro l'impianto di Jalabiya, nel nord della Siria, che continuò a funzionare e fruttare denaro alla Lafarge, a differenza di quanto avvenne ad altri gruppi francesi nel Paese devastato dalla guerra.

È l'ong francese Sherpa a dire quello che ancora non si sapeva sui fatti: ovvero quanti soldi i jihadisti riuscirono a scucire allo Stato islamico. Tredici milioni di euro, secondo la denuncia che cita i giudici istruttori del processo contro la compagnia, secondo cui direttamente o meno quei soldi finirono nelle tasche dei jihadisti e dunque a finanziare la loro guerra per la creazione di un Califfato.

La società ha ammesso l'illecito, ma nega di avere pagato quell cifra Intanto l'ex ceo Olsen ha già annunciato un ricorso. Secondo quanto ricostruito finora la Lafarge avrebbe prima pagato 200 mila euro nel 2012, per liberare nove dipendenti della minoranza alauita rapiti. Sarebbe poi stata costretta a costanti "oboli" all'Isis e alle fazioni locali per continuare a lavorare.

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Commenti

cgf

Mer, 13/12/2017 - 13:15

Anche tante società tedesche, olandesi e... AMERICANE!