Le spietate donne del Califfo: una dentiera di ferro per mordere le peccatrici

Addestrate dal Califfato, così le caporali della brigata al Khansa puniscono le peccatrici

Le spietate donne del Califfo: una dentiera di ferro per mordere le peccatrici

Umm al Areth è un’emira saudita, (un’emira è la donna più in alto dello Stato Islamico), è soprattutto il capo della Brigata al Khansa . Addestrata dal Califfato il suo compito insieme ad altre donne è quello di punire,torturare altre donne per il semplice fatto di non indossare guanti adeguati o malauguratamente un velo scomposto che scopre piccole ciocche di capelli. Come le puniscono? Mordendole. Si, avete letto bene. L’emira che va in giro con un lanciarazzi e un plotone di scorta, nella tasca nasconde una dentiera di ferro. Un’arma letale che affonda nelle carni delle povere e incaute ragazze colpevoli solo di una caviglia scoperta. Molte volte le vittime se la cavano con ferite profonde, altre invece vengono addirittura uccise. Tutto questo accade a in Turchia, a Sanliurfa. Luogo più tranquillo della vicina Siria certo, dove a neanche 160 km c’è Raqqa la capitale dell’Isis. Li le atrocità sono all’ordine del giorno è vero, ma anche qui le ragazze vivono nel terrore, nel timore di incontrare la Brigata al Khansa. Le testimonianze raccolte e venute alla luce riportano fatti e situazioni allucinanti. Una ragazza, una fra le poche che ha voluto testimoniare questa realtà, racconta di essersi arruolata volontariamente nella brigata . Era incuriosita e attratta da ciò che le diceva un’amica e cioè che arruolandosi potevano sostenere, avvalorare il vero Islam. Ma arrivate davanti l’imponente edificio sul fiume Furat, Manar così si chiama la ragazza è venuta subito a conoscenza delle regole assurde che doveva far rispettare. Ma il peggio l’ha visto durante un giro di perlustrazione mentre era con altre colleghe, due siriane e una tunisina in cerca di peccatrici.

Essere peccatrici per la Brigata al Khansa vuol dire non essere coperta con tre strati di velo in volto, non essere accompagnata in strada da il padre, fratello o marito, non avere i guanti, ridere troppo forte o per il semplice fatto di lasciare una scia di profumo o lo spregevole odore di sigaretta. Quel giorno la sfortunata è stata una donna senza velo. Manar credeva che per punirla bastasse solo portarla in prigione e invece, no. La collega tunisina prese dalla tasca la dentiera di ferro, aprì il vestito della povera ragazza e le azzannò nel vero senso del termine, il seno. Il sangue cominciò a sgorgare a fiumi e per quanto la ragazza impietrita volesse aiutare la malcapitata, la lasciarono inerme e sanguinante per terra. Si è saputo poi che quella povera donna, pur essendo stata portata dal marito in ospedale a causa della ferita riportata dopo tre giorni è morta per emorragia. Di episodi come questi Manar ne ha visti e vissuti molti e proprio per questo, per aver negato di aver visto una donna non conforme alle regole, è stata anche lei punita con 30 frustate. A frustarla un tunisino che mentre la flagellava, teneva stretto sotto l’ascella il Corano . Ma non solo le donne vengono punite dalla brigata. Anche presunti gay, i presunti nemici e traditori. Per loro niente morsi ma cadute dal sesto piano davanti alla popolazione per far capire chi comanda. Esattamente come il boia che in piazza Naim ha strangolato una signora per “presunto” adulterio. Imma Vitelli la giornalista che è andata a fondo alla vicenda di queste malcapitate dimenticate da tutti, ha chiesto varie conferme a queste testimonianze, le quali sono state purtroppo confermate da più persone, donne soprattutto come era facile immaginare. Donne che hanno dentro di loro il triste ricordo delle violenze e atrocità subite da queste novelle Gestapo. Sono circa duemila e più le agenti della Brigata al Khansa: egiziane, magrebine, afgane, turche, cecene e tante francesi di origine araba. Ombre scure che si aggirano per le strade in cerca di peccatrici come le chiamano loro, ma che noi come è giusto che sia definiamo vittime. Questi fatti che ci possono apparire molto distanti da noi, in realtà forse non lo sono affatto. L’ombra dell’Isis esattamente come la Brigata al Khansa incombe sempre più vicino a noi, all’Occidente. E se non stiamo bene all’erta, captando ogni singolo segnale anche ciò che ora diamo per scontato come il vivere in un paese democratico un giorno potrebbe non esserlo più .

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