Stati Uniti nel caos, ancora rivolte per morte George Flyod

Un'altra notte difficile negli Stati Uniti, dove in almeno 25 città è stato dichiarato lo stato di emergenza ed è intervenuta la guardia nazionale. Fino ad ora sono 1400 le persone arrestate per i tumulti, 13 gli agenti di polizia rimasti feriti e 3 i morti in totale

Stati Uniti nel caos, ancora rivolte per morte George Flyod

Si è ormai abbattuta un'implacabile bufera sugli Stati Uniti d'America. Per il quinto giorno consecutivo, infatti, lungo le strade di numerose città si sono registrati contestazioni e violenti scontri fra le forze dell'ordine e gruppi di manifestanti scesi a protestare a causa della morte del 46enne afroamericano George Flyod.

Che l'evento avrebbe portato gravissime conseguenze era stato evidente fin dai primi istanti succeduti al decesso dell'uomo. Fermato da quattro poliziotti la sera dello scorso 25 maggio in una strada di Minneapolis, la Chicago Avenue South, Flyod era stato atterrato dagli agenti, sicuri che si trovasse in uno stato di alterazione psicofisica per l'assunzione di sostanze stupefacenti. Con il ginocchio di uno dei poliziotti premuto sul collo, il 46enne aveva inutilmente tentato di liberarsi, implorando gli uomini in divisa di spostarsi e permettergli di respirare. A nulla, tuttavia, erano servite le sue suppliche. Flyod è deceduto durante le fasi di arresto, secondo l'opinione di molti proprio a causa dell'asfissia.

Le prime tensioni si erano registrate proprio dinanzi agli uffici del Minneapolis Police Department, con una folla inferocita riunitasi per manifestare contro la violenza mostrata dagli agenti. Nonostante il licenziamento immediato dei 4 poliziotti, il malcontento generale non si è tuttavia placato, ed in questi giorni è letteralmente esploso.

La scena di un agente bianco che si accanisce su un uomo di colore disarmato ha scatenato una reazione di proporzioni colossali, soprattutto nella comunità afroamerica, che ha visto riaprirsi vecchie e mai sanate ferite.

Dai cartelli provocatori “Black Lives Matter”, “I can’t breathe” e “Hands up, don’t shoot!” si è presto passati ai disordini veri e propri, che hanno interessato non solo Minneapolis ma numerose città degli Stati Uniti, tanto da costringere a blindare la stessa Casa Bianca.

Sarebbero almeno 30 le città in rivoltà, perché di rivolta si tratta. Sono stati incendiati cassonetti, edifici e diverse auto appartenenti alla polizia; vetrine di negozi sono andate in frantumi, ed in alcune zone sono state erette delle barricate. Non in tutte le località si sono registrati scontri particolarmente violenti, ma la gravità della situazione ha costretto le autorità a proclamare il coprifuoco in almeno 25 città, fra cui Philadelphia, Atlanta e Los Angeles. In alcuni casi la furia dei manifestanti ha portato alla mobilitazione della guardia nazionale.

Secondo quanto riportato dalla Cnn, la scorsa notte ben 13 agenti di polizia sono rimasti feriti nel tentivo di contenere le proteste. Ad Indianapolis si è verificata una sparatoria, ed una persona ha perso la vita. Un morto ad Oakland, dove è stato ucciso un agente di sicurezza federale. Ed una vittima anche a Detroit, vale a dire un giovane di 19 anni, crivellato dai proiettili esplosi contro la folla da un'auto in corsa. Fino ad ora sono circa 1400 le persone in stato di arresto, e si sono registrati disordini persino dinanzi alla Casa Bianca. Nonostante gli sforzi della polizia, le proteste non si sono in alcun modo placate. Pare che anche il Pentagono abbia messo a disposizione delle forze armate.

Una crisi di proporzioni colossali negli Stati Uniti, già impegnati a gestire l'emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus.

A manifestare insieme agli afroamericani moltissimi bianchi, che si sono uniti al movimento; la comunità Amish, ad esempio, ha fatto sapere di essere dalla parte dei contestatori.

Notizie sono arrivate anche questa mattina, dopo l'ennesima notte di proteste. Il dipartimento di polizia di Ferguson (Missouri) è stato preso di mira e danneggiato, tanto da costringere tutto il personale ad evacuare. Molti negozi sono stati chiusi, fra i quali “Target”, che ha temporaneamente serrato ben 175 punti vendita. A Jacksonville (Florida), un agente è stato "pugnalato o ferito al collo” e si trova ricoverato in ospedale, come riferito dallo sceriffo Mike Williams nel corso di una conferenza stampa.

A commentare la situazione degli Stati Uniti il candidato democratico Joe Biden.“Protestare tale brutalità è giusto e necessario", ha dichiarato, come riportato dalla Cnn. “Ma bruciare le comunità e distruggere inutilmente non lo è. La violenza che mette in pericolo la vita non lo è. La violenza che distrugge e chiude le attività che servono la comunità non lo è”, ha aggiunto.

Pugno duro da parte del presidente Donald Trump, preoccupato per la sicurezza dei cittadini. Secondo il capo dello Stato e lo stesso governatore del Minnesota, nascosti fra i manifestanti ci sarebbero degli infiltrati. Soggetti che starebbero fomentando la rabbia dei protestanti, servendosene per scatenare il caos negli Stati Uniti in vista delle prossime elezioni.

"Gli Stati Uniti designeranno Antifa come organizzazione terroristica", lo scrive su Twitter il presidente Usa Donald Trump, che si è già espresso contro il movimento dell'estrema sinistra per le violenze nelle proteste per la morte di George Floyd. Antifa negli Stati Uniti è un movimento attivista politico militante, di sinistra, antifascista, comprende gruppi di attivisti autonomi che mirano a raggiungere i loro obiettivi politici con l'azione diretta piuttosto che le riforme politiche.