La strategia linguistica dell'Isis, le parole che attivano i martiri

La ridondanza di alcuni termini utilizzati dall'Isis, potrebbe essere determinate per la creazione di un modello previsionale affidabile

Il linguaggio è strumento di influenza, con forme metriche strutturate per riflettere la visione di una realtà. E' il linguaggio a definire le azioni accessibili e delegittimare le altre percezioni del mondo. La strategia linguistica dell’Isis si basa sul concetto dogmatico della giustizia divina che giustifica le azioni in vita. E’ l’interpretazione che motiva l’omicidio, inteso come obbligo sacro. Le azioni fisiche sono soltanto il mezzo per raggiungere l’obiettivo spirituale.

I testi di propaganda, spesso ritenuti fuorvianti ed irrilevanti, vanno intesi come veri e propri manuali di formazione per la radicalizzazione a distanza.

A supporto di questa teoria, prendiamo a riferimento il messaggio indirizzato al terrorista Abdulgadir Masharipov, alias Muhammed Horasani, autore della strage di Istanbul, avvenuta nelle prime ore del primo gennaio scorso.

L’uomo, catturato vivo il 16 gennaio scorso, è stato arrestato dalla polizia turca che ha rinvenuto anche due pistole, due droni, diverse SIM, un tablet, alcuni appunti scritti a mano e 197 mila dollari in contanti. Proprio nel suo tablet, la polizia ha rinvenuto un messaggio audio di un emiro dell’Isis, responsabile delle operazioni in Turchia. Lo studio di quello che a tutti gli effetti è un messaggio di addio, aiuta a comprendere la struttura linguistica dell’Isis nell’incitare le missioni suicide per raggiungere l’Al-Akhirah

La ridondanza di alcuni termini, potrebbe essere determinate per la creazione di un modello previsionale affidabile.

Il Leone di Istanbul

Dopo l'arresto di Masharipov, i sostenitori dell’Isis hanno iniziato a lodare le sue azioni su Telegram, definendolo “Leone di Istanbul”. Il 22 febbraio scorso, l’account turco El-Vela Ve'l-Bera, Lealtà e Diniego, ha pubblicato sui canali vicini ai terroristi la trascrizione del messaggio, disponibile sulla rete grazie al Middle East Media Research Institute.

Intitolato “Reina Attack Order recovered from the tablet of the Lion of Istanbul”, è un messaggio dedicato a colui che sta andando contro morte certa.

“Al Nostro caro amico Abu Muhammed. Non Vi conosciamo soltanto per nome. Abbiamo sentito grandi cose sul Vostro conto. Allah Ve ne farà compiere di più grandi. Ti è stato probabilmente detto che questo (Telegram) è il canale più sicuro per comunicare, così da nascondere le nostre intenzioni ai cani miscredenti. Pensano che Istanbul sia il loro castello. Non è necessario che uno dei Servi di Allah mostri loro che non dovrebbero uccidere i musulmani?”

La densità delle parole “Allah”, “Noi”, “loro”, “Vostro”, è compatibile con le strutture linguistiche adottate in precedenza. La ripetizione dei pronomi, è determinante per tracciare una linea diretta tra il campo dei musulmani e quelli di crociati, ebrei e delle religioni di Kufr.

“La Vostra singola azione è pari a dieci delle Nostre (in Siria). Tu sei come un lupo in mezzo ad un gregge di pecore”.

Questa sarà l’unica volta un cui il termine lupo verrà utilizzato nell’intero messaggio.

“Il Califfo dei Musulmani ha ordinato più volte di uccidere in Turchia, con esplosioni in grado di mutare la notte in giorno”.

La nozione di califfato ha dimostrato di essere un eccellente catalizzatore per il reclutamento dei giovani insoddisfatti musulmani, in particolare nell’Europa occidentale, dove si trovano ad affrontare l’elevata disoccupazione, straniamento culturale e discriminazione. Il Califfo è sia leader religioso che politico ed esclude le nozioni occidentali di democrazia o di separazione tra governo e religione. L’Impero Ottomano, ultimo califfato, è stato smantellato dopo la prima guerra mondiale: una mossa che ha portato alla creazione del sistema stato-nazione nel Vicino e Medio Oriente che l’Isis vuole distruggere.

“Quanti prenderanno ad esempio il Vostro attacco nel compiere azioni simili nel nome di Allah, saranno onorati per Sempre. Se avete bisogno di qualcosa, fatene richiesta ai nostri Fratelli. Non ritardare l'attacco, per amore di Allah”.

Nella fase finale del messaggio, il nome di Muhammed Horasan non sarà più utilizzato e sostituito dalla parola “leone”. Il riferimento è spirituale, religioso e culturale ed è molto comune tra i jihadisti, in particolare tra i sostenitori dell’Isis.

“Questo mondo è come una carogna. Un Leone non mangia le carogne. Un Leone non vive a stretto contatto con le carogne. Espelli la Tua vita mortale dal tuo cuore. Attaccare i nostri nemici, attaccare. Vorrei che Allah accettasse la Nostra jihad ed il martirio. Questo mondo è come una carogna. Un Leone non mangia le carogne”.

Lo studio della retorica jihadista

Le carogne (le distrazioni terrene) sono considerate impure, mentre il riferimento con il leone è utilizzato per incoraggiare Masharipov nel compiere la sua missione suicida.

Il leone è una figura importante per l'arte e la cultura islamica. Evoca doti di coraggio, forza e valore. Secondo la tradizione islamica, la frase “il leone giacerà con l'agnello” è utilizzata per descrivere la pace escatologica che sarà costituita sotto un sovrano giusto e degno nel giorno del giudizio. Il leone è diventato un motivo chiave nella propaganda jihadista come simbolo di onore o per designare un martire, alla stregua dei messaggi in presenza di uccelli verdi.

Da rilevare che la narrativa utilizzata nei messaggi per i martiri nel globo, si discosta da quella destinata ai combattenti in Siria ed Iraq. Per questi ultimi, il compimento delle profezie di epoca abbaside riguardanti la fine del mondo, con battaglia a Dabiq, la Megiddo della fede islamica, non è più imminente, ma posticipata ad un giorno.

Lo studio della retorica jihadista, grazie alla decostruzione critica della semantica, potrebbe contribuire alla realizzazione di modelli convergenti previsionali. L’analisi aperta del flusso di informazioni è determinante per strutturare una difesa ottimale dinamica e stratificata.

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Commenti

Mizar00

Ven, 31/03/2017 - 14:46

Non chiamateli martiri, per favore! Che sono TUTTA un'altra cosa!!

tosco1

Ven, 31/03/2017 - 15:05

Perchè non gli dicono la verità? - nel loro paradiso non c'è più posto e le vergini sono esaurite.

Ritratto di ateius

ateius

Ven, 31/03/2017 - 16:32

questi adorano Allah..sacrificandogli gli infedeli. ed immolando loro stessi. e vivono nel ventesimo secolo. scherzi del pianeta terra.

cgf

Ven, 31/03/2017 - 17:42

Curioso che abbiano in odio i cani e poi spesso, non solo qui, si paragonano a dei lupi... il cane al cui confronto è un Lord. Su fatto che i leoni non mangino carogne è di quelle visioni distorte della realtà tipica di certe persone che si considerano invincibili/indistruttibili solo perché hanno un fucile e, come i lupi ed i cani RANDAGI, vive nel branco. Certamente non sono da sottovalutare, come per i lupi ed i leoni mai voltare le spalle e guai scappare, saremmo 'cibo' per loro.

Ritratto di Jedi

Jedi

Ven, 31/03/2017 - 18:08

Ma di grazia, i giovani musulmani dove sarebbero "discriminati" in occidente? Se fanno quello del ca**o che vogliono! Invece di stare tanto a studiare la semantica, non sarebbe ora di fare un bel repulisti? Una bella, grande, meticolosa retata e tutto sarebbe risolto.