Tunisi, le dodici vittime dell'attacco uccise da un jihadista legato all'Isis

Una rivendicazione conferma i sospetti delle autorità: a colpire in avenue Mohamed V è stato un kamikaze

Una manifestazione a Tunisi in solidarietà con le famiglie delle vittime
Una manifestazione a Tunisi in solidarietà con le famiglie delle vittime

In tutto dodici. Nomi e cognomi che la stampa tunisina ha pubblicato questa mattina, dando un volto ai "martiri" della Guardia presidenziale rimasti uccisi ieri, quando il loro minibus è saltato in aria a Tunisi, togliendo la vita a loro e a un tredicesimo uomo, con tutta probabilità l'attentatore.

Un attacco, quello messo a segno nel centro cittadino, in viale Mohammed V, rivendicato nel pomeriggio dal sedicente Stato islamico e che ha già portato a conseguenze tangibili. Il ritorno dello stato d'emergenza, da ieri sera e per trenta giorni, e un coprifuoco nell'area metropolitana della capitale che durerà fino a ordine contrario.

Le misure revocate il 3 ottobre, che la presidenza aveva attivato dopo le trentotto vittime dell'attentato di giugno a Sousse, riportano l'attenzione su un Paese che è l'unico caso di successo tra quelli dei moti rivoluzionari delle Primavere arabe, ma che si trova a fare i conti con problemi che si pongono sulla nuova via democratica del post-Ben Ali.

A entrare in azione a Tunisi, questo dice la rivendicazione e questo dicono le autorità, un attentatore suicida che ha fatto saltare il il minibus della Guardia presidenziale e di cui l'Isis ha pubblicato anche un'immagine a volto coperto.

Il ministero dell'Interno ha parlato di un cintura esplosiva o di uno zainetto con dieci chili di esplosivo di tipo militare (Semtex). "Non è stato possibile identificare il corpo con le impronte digitali - informa un comunicato che lascia poco all'immaginazione -, perché di dita non ce n'erano". E bisognerà allora aspettare l'esame del Dna.

"Si sente dire spesso che lo Stato Islamico è vicino alla Tunisia - ha detto oggi Taieb Baccouche, membro della Commissione Diritti e libertà del parlamento -, ma in effetti, i suoi uomini sono già presenti nel paese attraverso cellule dormienti capaci del peggio".

A richiamare ai rischi che il terrorismo rappresenta per la Tunisia, da cui in 3000 sono partiti per unirsi al jihad in Siria o in Iraq, è anche un fatto recente, la decapitazione il 13 novembre di un pastore sedicenne, Mabrouk Soltani, sulle montagne a nord-est di Sidi Bouzid.

In televisione il cugino, che era con lui ed è stato costretto a portare a casa la sua testa, ha accusato il governo - in un'intervista tradotta dal sito Tunisia in red - di lasciare le aree più isolate del Paese nella povertà e nell'ignoranza, di fronte al "terrorismo che sta in montagna".

@ACortellari

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