Usa accusano l'Iran: prove sull'attacco alle petroliere in Oman

Secondo gli esperti Usa gli ordigni con cui è stato minato lo scafo della petroliera giapponese al largo dell'Oman "somiglia in maniera impressionante" alle mine limpet iraniane

Usa accusano l'Iran: prove sull'attacco alle petroliere in Oman

Gli esperti della Marina americana non lasciano troppo spazio ai dubbi e accusano apertamente Teheran d’essere responsabile dell’attacco alle petroliere colpite al largo dell’Oman. Le tracce lasciate dalle mine "limpet" che sarebbero state impiegate per attaccare una delle petroliere nello Stretto di Hormuz la scorsa settimana sono infatti “compatibili” con quelle iraniane.

Ad affermarlo è stato il comandante Sean Kido della Quinta Flotta. Oltre ai frammenti delle suddette mine magnetiche - " gli esperti dell'Us Navy avrebbero individuato anche impronte digitali e "tracce biometriche" degli incursori/sabotatori che avrebbero applicato l'ordigno esplosivo sullo scafo della petroliera giapponese Kokuka Courageous, attaccata mentre stava sostando nello stretto strategico che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman, tratto di mare che la Repubblica Islamica dell'Iran ha più volte minacciato di voler chiudere imponendo un embargo come risposta alle pressioni di Washington.

"La mina di limpet" che è stata usata nell'attacco "somiglia in maniera impressionante" alle mine navali iraniane, ha riferito il comandante Sean Kido ai giornalisti durante la conferenza stampa che si è tenuta stamane in una struttura del Navcent - Comando centrale delle forze navali americane - situato nei pressi del porto Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Il Comandante Kido, l'ufficiale a capo di un gruppo specializzato in immersioni e recupero di ordigni esplosivi, ha ribadito più volte la compatibilità con le mine magnetiche possedute dall'Iran e "mostrate pubblicamente nelle parate militari”. Kido ha poi aggiunto che gli squarci presenti sullo scafo della petroliera Kokuka Courageous "non sono coerenti con (l'ipotesi di) un oggetto esterno che abbia colpito l’imbarcazione” - dunque non può essersi trattato del lancio di un razzo, come ipotizzato nei giorni scorsi.

Secondo quanto riportato dal Washington Post, gli esperti in demolizioni della Marina statunitense inviati ad indagare sull'attacco hanno rinvenuto anche una calamita, lasciata dai sabotatori inviati da quella che si pensa essere la Guardia Rivoluzionaria, e un piede di porco che sarebbe stato utilizzato nel tentativo di rimuoverla. Entrambe le mine, analoghe alle mine da 42 chili possedute dall’Iran, sono state posizionate sopra la linea di galleggiamento. L'esplosione ha perforato lo scafo doppio della nave scatenando un incendio ma non era mirata ad affondare il vascello. Il posizionamento delle mine sullo scafo dimostra che "l'intenzione non fosse quella di affondare la nave", ha dichiarato Kido, e questo apre a due strade: o i sabotatori volevano lanciare solo un avvertimento nell’ambito delle tensioni internazionali che riguardano lo stretto strategico di Hormuz, oppure non sono abbastanza "addestrati" per minare efficacemente lo scafo della nave che intendevano affondare.

Ciò che è certo è che Washington sta accusando apertamente l’Iran di aver sabotato due petroliere in quella che oggi possono a buon titolo essere considerate la acquee più “calde” del mondo. Per parte sua Teheran, che nega ogni coinvolgimento, dichiara di aver individuato un’imbarcazione americana in prossimità delle petroliere subito dopo l’attacco.

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