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Venezuela, Guaidó si è rifugiato nell'ambasciata di Francia

Guaidó, accusato finora dal governo venezuelano di essere un “latitante”, non ha però per il momento a suo carico alcun mandato di cattura

Venezuela, Guaidó si è rifugiato nell'ambasciata di Francia

Juan Guaidó, leader venezuelano dell’opposizione al chavismo e attualmente riconosciuto da oltre 50 paesi del mondo come Capo dello Stato ad interim della repubblica sudamericana, si sarebbe rifugiato nell’ambasciata di Francia a Caracas. A lasciarlo intendere è stato stanotte il ministro degli Esteri del governo Maduro, giusto tre giorni dopo la dichiarazione del presidente bolivariano in persona secondo cui il suo rivale si era da tempo “nascosto” in una sede diplomatica. Allora, lo stesso Guaidó aveva replicato a stretto giro ai sospetti dell’esponente socialista, accusandolo di essere male informato e assicurando di non essere riparato da nessuna parte ma di trovarsi “insieme alla gente”. Sulla presenza di Guaidó all'interno dell'ambasciata di Parigi in Venezuela è dovuto alla fine intervenire ufficialmente l'esecutivo Macron, prendendo posizione contro le insinuazioni del ministro chavista.

A lasciarsi sfuggire il dettaglio relativo alla presenza del leader dell’opposizione all’interno dell’ambasciata francese in Venezuela, riferisce l’Ansa, è stato appunto il ministro degli Esteri Jorge Arreaza, in un’intervista notturna all’emittente locale Union Radio.

Alla domanda di una giornalista che ipotizzava che anche Guaidó, come il suo mentore Leopoldo Lopez, avesse chiesto asilo politico in una sede diplomatica, il ministro, fa sapere il giornale colombiano El Tiempo, ha di fatto fornito la conferma di tale ipotesi.

Lopez, strenuo attivista anti-chavista, era fuggito dagli arresti domiciliari nell’aprile del 2019 per unirsi a Guaidó nel tentativo di organizzare una ribellione dei militari contro Maduro e, dopo il fallimento del piano eversivo in questione, si è rifugiato nell’ambasciata spagnola a Caracas.

Alla domanda dell’intervistatrice su eventuali analogie proprio tra la vicenda di Lopez e quella di Guaidó, Arreaza ha quindi risposto lasciando intendere che il vecchio e il nuovo leader dell’opposizione si troverebbero oggi nella medesima condizione, ossia di rifugiati presso sedi diplomatiche attive nella repubblica bolivariana: l’uno in quella iberica e l’altro in quella transalpina.

Tale conclusione si desume dalle seguenti parole del ministro, riferite dalla testata colombiana: “Non possiamo entrare in alcun modo in un’ambasciata straniera, di qualunque nazione sia, in questo caso della Spagna e della Francia, e arrestare lì delle persone con la forza. Non si può, non si può”.

Egli ha quindi auspicato che Madrid e Parigi accolgano prima o poi le richieste della magistratura di Caracas, consegnando alla polizia venezuelana i loro due ospiti incriminati dalla giustizia bolivariana: “Speriamo che quei governi modifichino presto il loro atteggiamento… e ci consegnino chi non vuole altro che sfuggire alla giustizia nazionale”.

Arreaza, rimarca El Tiempo, ha poi terminato l’intervista radiofonica lanciando un duro attacco contro i due Stati Ue per la protezione che hanno scelto di accordare agli esponenti anti-Maduro, bollandola come una situazione “profondamente irregolare” e tuonando: “Quello che sta succedendo è una vergona per la diplomazia della Spagna e della Francia, ma presto, molto preso, renderanno conto per tutto ciò”.

Prima delle dichiarazioni rilasciate stanotte dal capo della diplomazia venezuelana, Maduro e i suoi fedelissimi avevano più volte additato Guaidó come un “latitante”, anche se, evidenzia il giornale colombiano, contro di lui non è stato ad oggi spiccato alcun mandato di cattura.

La testata conclude aggiungendo che i rapporti tra la sede diplomatica d’Oltralpe, apparentemente prescelta dal leader dell’opposizione per risiedervi come rifugiato politico, e l’esecutivo bolivariano si sarebbero incancreniti da circa un mese. Le autorità di Caracas, i primi giorni di maggio, avrebbero infatti inspiegabilmente iniziato a sabotare proprio l’attività dell’ambasciatore di Parigi, schierando numerosi poliziotti per tenere d’occhio la residenza privata dell’agente diplomatico nonché interrompendo alla stessa la fornitura di acqua e luce.

Sulla vicenda-Guaidó, dopo le dichiarazioni di Arreaza, l’esecutivo Macron ha alla fine messo da parte gli indugi, decidendo di prendere ufficialmente posizione riguardo alla sorte del campione dell'antichavismo. L’intervento francese si è quindi concretizzato, riferisce AdnKronos, in una netta smentita delle insinuazioni fatte in precedenza dall’alto papavero del potere chavista. Nel documento diffuso oggi dal Quai d'Orsay si legge appunto: "Juan Guaido non si trova nella residenza della Francia a Caracas. Lo abbiamo confermato a più riprese alle autorità venezuelane". Di conseguenza, dove si trovi ora il leader anti-Maduro resta un mistero.

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