La voglia matta di Londra: confini chiusi (agli europei)

Un sondaggio svela che l'immigrazione è la prima preoccupazione per oltre un terzo degli inglesi. Cameron: meno benefit agli stranieri

La voglia matta di Londra: confini chiusi (agli europei)

Un tempo fu « education , education , education », cioè priorità assoluta all'istruzione. Oggi, parafrasando il Blair di tredici anni fa, per David Cameron è tutto un altro mantra e suona ormai come « immigration , immigration , immigration ». Mentre l'economia britannica marcia veloce - per la fine di quest'anno il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede una crescita del 3,2 per cento e del 2,7 per cento nel 2015 - è l'immigrazione il nodo sul quale si giocheranno le elezioni generali del prossimo anno nel Regno Unito. Non a caso il tema è schizzato in cima ai sondaggi. Se nel 1999 solo il 5 per cento degli inglesi considerava la questione fra le più rilevanti, l'ultimo sondaggio Ipsos Mori rivela che nel 2014 la percentuale è balzata al 36 per cento, persino sopra quel 32 per cento di sudditi di Sua Maestà ancora interessati all'economia. Facile capire perché in queste ore il premier abbia annunciato una stretta sui sussidi agli immigrati (ma i maligni ricordano che è la terza in meno di un anno). Facile capire perché a stretto giro di posta è arrivata la replica del suo più insidioso avversario politico, il leader dell'Ukip Nigel Farage, che ha smontato l'apparente linea dura di Cameron. E altrettanto ovvio comprendere perché, nella battaglia politica, il parere degli economisti sugli effetti dell'immigrazione sugli standard di vita degli inglesi stia dividendo e facendo parecchio discutere. A confermare le paure dei britannici ha pensato ieri il Times , citando lo studio dell'economista Rob Rowthorn, dell'Università di Cambridge, secondo cui i benefici economici dell'immigrazione di massa - decantati da molti, Fmi in primisi - saranno di gran lunga superati dai problemi su alloggi, trasporti pubblici, scuole e ospedali ormai sempre più affollati e a corto di personale. Con un'aggravante: il flusso non potrà essere fermato a causa delle regole sulla libera circolazione in vigore nell'Unione europea. Ed ecco il cuore del problema: sono gli immigrati europei, i continentali, ormai il vero spauracchio degli inglesi.

D'altra parte pochi giorni prima è stato proprio il premier conservatore ad annunciare un giro di vite i cui principali destinatari sono proprio i cittadini dell'Unione, schizzati da 149mila a 209mila in un solo anno dal 2012 al 2013, con romeni e bulgari addirittura triplicati da 9mila a 24mila anche grazie al bonus di oltre 1.200 euro che molte aziende britanniche ottengono dall'Eures per il reclutamento di lavoratori stranieri. Cameron è stato chiaro: «Non potete aspettarvi di venire in Gran Bretagna e prendere senza dare». E via con l'annuncio delle stretta: gli immigrati europei potranno beneficiare dei sussidi di disoccupazione solo dopo tre mesi dall'arrivo e non potranno più farlo oltre i tre mesi (prima erano sei); sarà vietato pubblicizzare le opportunità di lavoro esclusivamente all'estero, come qualche agenzia ha fatto in questi anni, e i college che regalano «visa» facili saranno sotto stretto monitoraggio e perderanno la licenza se il 10 per cento degli studenti reclutati vedrà rifiutarsi un visa. Tutto in linea con i timori e i numeri crescenti sugli ingressi dall'Unione europea. Tutto il contrario però di quello che

Ma a smontare, colpo su colpo, l'annuncio a effetto del capo del governo ha pensato il «re» degli euroscettici britannici, Farage. In un intervento sul Telegraph , a ventiquattrore da quello del primo ministro, il capo dell'Ukip stronca la linea dei Tory. Impossibile realizzare le promesse di Cameron, perché la legislazione europea è chiara: tutti i cittadini devono essere trattati allo stesso modo. Tutto quello che il governo decide per i cittadini europei che risiedono nel suo territorio, deve essere applicato anche ai cittadini britannici. E infatti la Commissione europea ha già fatto sapere che l'annuncio di Cameron dovrà passare la prova della compatibilità con le normative europee. In una parola Londra è impotente. E il problema - spiega Farage - più che i sussidi a una minoranza è l'impatto dell'immigrazione di massa sui servizi pubblici britannici. Musica per le orecchie degli inglesi e dei conservatori. E infatti un sondaggio Tns Uk racconta che il 30 per cento degli elettori Tory vorrebbe una coalizione di governo con l'Ukip. Ma la triste scoperta è che il 39 per cento degli elettori dell'Ukip non vorrebbe nessuna alleanza.

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