Zaki, udienza di soli 5 minuti: "Non ho fatto nulla, rilasciatemi"

È durata solo pochi minuti l'udienza del processo a Patrick Zaki. Lo studente, arrestato un anno e nove mesi fa, si è proclamato inniocente. La sua difesa ha chiesto di poter avere il fascicolo processuale contenente le nuove accuse

Zaki, udienza di 5 minuti: "Non ho fatto nulla, rilasciatemi"

Non ha avuto alcun timore Patrick Zaki nel rispondere alle domande del giudice che gli chiedeva conto delle accuse. "Non ho commesso alcun reato", ha detto nel corso della prima breve udienza del processo che si è tenuto ad Al Mansoura. Il giovane, che da diciannove mesi è in carcere in attesa del processo per "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese", ha spiegato di aver esercitato solo il suo diritto "alla libertà di parola". Poi ha aggiunto di non avere idea del perché sia ancora in custodia cautelare e ha chiesto di essere rilasciato in attesa del verdetto. L'udienza è stata aggiornata al 28 settembre. Lo ha reso noto su Twitter l'Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), l'ong egiziana con cui collaborava lo studente dell'Università Alma Mater di Bologna. In tribunale erano presenti gli avvocati dello studente egiziano, una decinda di parenti, i rappresentanti delle ambasciate di Italia, Germania e Canada e un avvocato dell’Ue.

L'avvocato ha chiesto di poter esaminare il dossier sul proprio assistito per verificare se le accuse, nel frattempo, possano essere decadute o meno. A quanto risulta, infatti, i capi di accusa sarebbero stati "alleggeriti" rispetto all'inizio della vicenda, quando si parlava di terrorismo e incitamento al rovesciamento del potere costituito. Reati, questi, per cui la pensa sarebbe di 25 anni. A far ben sperare è il fatto che l'udienza si sia svolta in un altro tribunale, a mansoura, luogo di residenza della famiglia di Zaki, alla corte 2 che è competente in materia di reati minori. Per quelli più gravi, come ad esempio il terrorismo, è invece competente il tribunale del Cairo, dove si erano svolte le prime udienze sul caso.

Cosa rischia

Nel caso in cui venisse condannato al massimo della pena per la "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese" Zaki potrebbe restare dietro le sbarre per altri3 anni e 5 mesi, tenendo conto dei 19 mesi già trascorsi in carcere in custodia cautelare. Se invece la pena dovesse essere minore a 19 mesi molto probabilmente verrebbe subito scarcerato. Ecco cosa stabilisce la legge: "Qualsiasi egiziano che ha pubblicato notizie, comunicazioni o indiscrezioni sulla situazione interna in modo tale da danneggiare lo Stato e gli interessi nazionali sarà condannato al carcere tra i 6 mesi e 5 anni e a una multa tra 100 a 500 sterline egiziane".

La mamma di Zaki

Hala Sobhy Abdelmalek, madre di Zaki, ha parlato con l’agenzia Afp al Cairo: "Tutto quello che sappiamo è che viene giudicato per un articolo pubblicato nel 2019 sul sito di informazioni Daraj". Si tratta di un articolo intitolato "Deportazioni, omicidi e restrizioni: una settimana nella vita dei Copti d’Egitto", comunità copta di cui lo stesso Zaki fa parte.

I commenti dall'Italia

"Ci appare tutto sempre più surreale", ha detto Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna. "Anche perché tutti quelli come noi, e per fortuna siamo tanti, che hanno a cuore le sue sorti non vedono l’ora di riabbracciarlo nella città dove stava studiando e dove vorrebbe tornare. Ci auguriamo che possano arrivare buone notizie anche se le notizie buone continuano sempre ad essere rimandate. Noi - ha assicurato Bonaccini - continueremo a batterci e a lottare per la richiesta di scarcerazione. Ci siamo battuti con l’università e il sindaco, come comunità bolognese e regionale per la cittadinanza italiana. Ci aspettiamo che il governo italiano abbia la forza sulla vicenda di incidere".

"L'udienza del processo a Patrick Zaki è durata solo cinque minuti - osserva Monica Cirinnà, senatrice del Pd -. Ancora non se ne conosce l'esito, probabilmente assisteremo all'ennesimo rinvio. Zaki stesso, e la difesa, hanno chiesto la liberazione immediata. È evidente che a Zaki sono negate le più elementari garanzie dello stato di diritto; lo ripetiamo da mesi e abbiamo già la risposta. C'è un voto del Parlamento, al quale il governo deve dare seguito concedendo la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Così sarà più semplice dare sostegno a Zaki - diventato nostro concittadino - nella sua battaglia per la libertà e per la giustizia".

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