Zelensky apre a Mosca: "Ha rispettato la condizione posta"

Il presidente ucraino afferma che i russi hanno "rispettato la condizione posta e le vite dei difensori di Mariupol sono state preservate". Parole che potrebbero aprire una nuova fase nel conflitto tra Russia e Ucraina

Zelensky: "Mosca ha rispettato la condizione posta"

"I russi hanno rispettato la condizione posta e le vite dei difensori di Mariupol sono state preservate". Sono parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Parole che riconoscono come Mosca abbia rispettato i patti. Non è poca cosa, dopo quasi tre mesi di guerra. Teoricamente si potrebbe aprire una nuova fase del conflitto. C'è però da dire che il capo negoziatore ucraino, Mykhailo Podolyak, ha voluto ricordare questo: "Non baratteremo la nostra sovranità né i territori e gli ucraini che vi vivono".

Sono toni differenti. Da un lato Zelensky sembra aprire a Mosca, riconoscendole di aver mantenuto fede agli impegni presi, dall'altro Podolyak fa la voce dura e assicura che non verranno fatti sconti ai russi e che tutto dovrà tornare come prima della guerra. Ovviamente è molto difficile che sia così perché qualunque trattativa presuppone che qualche concessione vada fatta al nemico.

Anche il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, sembra non voler fare alcuna apertura a Mosca: "L'Ucraina, e solo l'Ucraina definirà quando e come finirà la guerra. Eserciteremo il nostro diritto all'autodifesa ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite a seguito di un brutale attacco armato. Il presidente Zelensky è stato chiaro. Non abbiamo bisogno della terra di nessun altro, ma non rinunceremo a ciò che è nostro".

In realtà qualche divisione era già trapelata nei giorni scorsi, in Ucraina, tra Zelensky e il fronte più duro e oltranzista, quello che mai avrebbe voluto la resa del battaglione d'Azov con il successivo abbandono dell'acciaieria Azovstal. Non tutti erano d'accordo ed anche dai tunnel dell'acciaieria molti soldati hanno aspettato un po' prima di uscire all'aria aperta. Zelensky però lo aveva anticipato già due settimane fa, paventando un possibile accordo con Mosca se il nemico si fosse ritirato sulle posizioni precedenti al 24 febbraio. Che tradotto in parole chiare voleva dire: riconoscimento della Crimea "russa". Subito però era seguita una ferma smentita, prima da parte della Nato e poi dallo stesso presidente ucraino.

Al di là delle schermagli diplomatiche, la guerra sul campo va avanti. Nel Donbass settentrionale per tutta la giornata sono proseguiti i bombardamenti e i colpi di artiglieria, ma anche a Kiev si sono udite esplosioni. La Russia ha fatto sapere di aver distrutto (con dei missili Kalibr) un rifornimento di armi occidentali nella regione di Zhytomyr, nel nord-ovest del Paese.

Per tutta risposta Zelensky mostra i muscoli. "Abbiamo 700 mila soldati attualmente - ha detto il presidente all'emittente Ucraina 24 - e potete vedere il risultato degli sforzi fatti". Ha poi ricordato come prima della guerra l'Ucraina avesse meno di 300 mila soldati, incluse 120 mila truppe pronte al combattimento. Ovviamente a fare la differenza, al di là del numero dei soldati in campo, sono gli armamenti. Questo lo sanno bene tutti.

Giocherà un ruolo importante il futuro dei quasi 2.500 combattenti della fabbrica-bunker di Mariupol, fatti prigionieri dopo la resa ordinata dallo Stato maggiore di Kiev. "Molto" dipenderà dal loro futuro, ha spiegato Zelensky, chiarendo che la ripresa dei colloqui è legata all'impegno del nemico a garantire "la vita dei difensori del Mariupol". Da Mosca intanto trapela la possibilità di valutare uno scambio tra le truppe di Azov e l'oligarca filorusso Viktor Medvedchuk, catturato il mese scorso in un blitz degli 007 ed esposto al pubblico ludibrio come il simbolo dei traditori in Ucraina.

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