MORALISMO E POLITICA

RomaS’ingrossano a dismisura le file del neonato partito dell’«AB», «Adesso Basta». Il movimento trasversale, autorevolmente guidato dal presidente della Camera Gianfranco Fini, riesuma lo slogan di scalfariana memoria: «Io, a questo gioco al massacro, non ci sto». Ne fanno parte politici di sinistra, di centro ma anche di destra. Ne sorreggono le tesi scrittori, intellettuali, prelati ma anche direttori di giornali.
Schieramento afono quando Repubblica, l’Unità e i loro tifosi piddini riversavano su Berlusconi tonnellate di sterco raccattate nelle toilette, la nuova coalizione bipartisan ora alza la voce denunciando: «L’ordalia, la resa dei conti, il duello da Orazi e Curiazi» (Gianfranco Fini, Pdl); «il degrado molto forte dello scontro politico in cui sembrano saltati tutti i freni» (Mario Barbi, Pd); «un domani ricco di corvi e di veleni di cui la vicenda Boffo è solo un antipasto» (Luigi De Magistris, Idv); «una spirale di ricatti e controricatti che non potrà non produrre danni gravi alla nostra democrazia» (Luigi Zanda, Pd); «un imbarbarimento da combattere» (Francesco Rutelli, Pd); «attacchi incivili, aggressioni tipicamente comuniste o fasciste» (Rocco Buttiglione, Udc); «tecniche di intimidazione per limitare la libertà di espressione» (Dario Franceschini, Pd); «l’aggressione come strategia» (Giuseppe D’Avanzo, Repubblica); «l’arrivo di stracci lerci e veline» (Concita De Gregorio, l’Unità); «un inquinamento del discorso pubblico senza precedenti» (Mario Calabresi, La Stampa); «una strategia delle ritorsioni che non conviene a nessuno» (Stefano Folli, il Sole 24 Ore); «un giornalismo che ha il sapore della bastonatura o dell’olio di ricino» (Antonio Polito, il Riformista); «un clima incattivito» (Alessandro Campi, Fondazione Farefuturo); «criteri pericolosi e immorali» (Monsignor Diego Coletti, Cei).
Ora che da Bari giungono notizie di verifiche su eventuali finanziamenti illeciti di imprenditori locali verso politici del centrosinistra nazionale e giri di femmine nei letti di ex assessori targati Pd, l’ala piddina del partito dell’«AB» dà fiato alle trombe per chiedere dialogo e armonia. Ora che emerge che il direttore di Repubblica Ezio Mauro ha dichiarato di aver acquistato casa a un prezzo inferiore di quello effettivamente sborsato per pagare meno tasse, l’anima giornalistica e debenedettiana del partito dell’«AB» si augura tregua e pace. Ora che salta fuori che anche i moralizzatori alla Dino Boffo avevano qualche scheletro nell’armadio, tipo una condanna per molestie, lo spicchio cattolico del partito dell’«AB» pretende riconciliazione e armistizio. Ora che sorge il dubbio che l’Avvocato (senza mai esserlo) Gianni Agnelli fosse anch’egli evasore fiscale, la corrente Fiat del partito dell’«AB» spera nella concordia e nei toni bassi.
Insomma, la parola d’ordine nuova è: diamoci una calmata, troppe tossine. Un po’ come se gli scatti rubati di un ex premier sbattuti in prima pagina con il Topolanek al vento non fossero veleni ma toccasana. Come se le registrazioni daddariesche sbobinate su tutti i giornali non fossero sostanze tossiche ma necessarie informazioni, sale della democrazia. Come se le fotografie scippate in casa Berlusconi non fossero roba bisunta ma documenti utili alla popolazione. Come se la melma gossipara gettata in testa al Cavaliere non fosse liquame maleodorante ma essenza alla fragranza di lavanda. Insomma, il fango nel ventilatore va benissimo, a patto che non giri mai e che colpisca soltanto in direzione di Arcore. Appena si mette in moto e inizia a sporcare non solo a destra ma anche a manca, beh... si stacchi la spina.
E secondo questa logica diventa «killer» il quotidiano che riporta la notizia di un direttore che ha patteggiato una pena per molestie ma non un giornale che ogni giorno sostiene che il premier sia un pedofilo. Diventa «lercio» e «cianuro» smascherare le disinvolture di qualche moralizzatore di troppo ma non riempire paginate e paginate con mignottumi vari. Diventa «olio di ricino» e «bastonatura» difendere le «patacche» se «patacche» non sono ma non insinuare di «iniezioni» per amplificare l’erezione (!).
I tanti militanti del partito dell’«Adesso Basta», insomma, denunciano il rischio «caos» nel Paese. Ma non si sono accorti che la baraonda c’è già da un pezzo.