Moratti e Terzi: "Basta far west, metteremo paletti ai negozi"

Aperture a tappeto di bar e ristoranti: ora per mettere fine all’anarchia la giunta è pronta ad approvare entro la fine di luglio il regolamento dei pubblici esercizi. Terzi: "Basta con le attività commerciali concentrate in alcune zone e le periferie deserte"

Moratti e Terzi: "Basta far west, metteremo paletti ai negozi"

Premi e sanzioni per i locali della movida. Fino alla sospensione dei dehors per quelli che disturbano la quiete pubblica. Ancora: una quota di posti auto obbligatori che ristoranti e discoteche dovranno mettere a disposizione dei clienti. Chi non è in grado di garantire i parcheggi, si scorda la licenza. Il Comune alza i paletti per frenare quello che l’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi definisce ormai senza mezze misure "un far west in città". Lo strumento per contenere le aperture a tappeto di bar e locali - spesso uno di fianco all’altro - si chiama Regolamento dei pubblici esercizi. Un testo rimandato già da quattro anni (aveva iniziato a lavorarci l’ex assessore Tiziana Maiolo ma si era aperto subito il braccio di ferro tra amministrazione e commercianti) e che finalmente dovrebbe essere approvato dalla giunta entro la fine di luglio. Anche se l’assessore Terzi alza le mani: "Scordiamoci che possa risolvere la situazione, inserendo nuovi obblighi sui parcheggi daremo un elemento nuovo di contingentamento, forse freneremo in qualche modo l’eccesso di aperture. Ma il problema vero è la concentrazione di certi tipi di merceologie tutte in determinati quartieri, che non sono quasi mai in periferia. Ma ci vuole un intervento a livello nazionale". Altrimenti, regole comunali troppo strette rischiano di scontrarsi immediatamente con i ricorsi da parte dei commercianti bocciati.
Nel mirino c’è la legge Bersani, la liberalizzazione delle licenze commerciali che secondo Terzi "va rivista, tra pochi giorni scriverò formalmente una lettera al governo per chiedere di riprenderla in mano e rivederla. Stop alla liberalizzazione selvaggia, ormai ci troviamo a Milano con la via delle gelaterie, la via della movida, quella dell’abbigliamento. Spesso negozi che aprono sei mesi e chiudono subito, mettendo nel frattempo in difficoltà quelli più deboli. E i negozi di vicinato che fino fanno? Chiudono uno dopo l’altro. Andrebbe imposto almeno l’obbligo di una distanza minima tra stessi tipi di merceologie. E licenze meno facili, ormai ci sono parrucchieri o centri estetici che possono aprire senza dimostrare una professionalità minima".
Palazzo Marino fa asse con il Pirellone. Terzi ha già incontrato l’assessore al Commercio in Regione, Stefano Maullu, che ha dato la propria disponibilità a cercare insieme delle soluzioni a livello locale e fare pressing su Roma. "Chiedo anche all’Unione del commercio di essere con noi", è l’appello.
Tra le novità del regolamento quindi, dopo tante levate di scudi da parte dei comitati di quartiere, ci sarà anche una linea dura contro i locali fracassoni. La durata della sospensione non è stata ancora definita, ma si parla di qualche mese. Nel mirino il diritto di superficie per quello che in gergo si chiama plateatico e significa il permesso di piazzare bar e tavolini all’aperto. "Il via libera è temporaneo, non definitivo, abbiamo il diritto di revocarlo se i locali non rispettano le regole" ribadisce Terzi. I gestori sono avvisati.
Il Comune approverà quindi nelle prossime settimane il regolamento che mettere forse un freno a nuovi bar, ristoranti, locali e discoteche, ma la concorrenza sfrenata tra negozi e boutique non fa meno danni, specie in tempi di crisi. Nei primi nove mesi del 2009 (dati della Camera di commercio di Milano) il saldo nuove aperture e chiusure segnava un meno 529 negozi, addirittura 1.700 in tutta la Lombardia.

In città hanno abbassato le serrande ottanta negozi di abbigliamento, quarantadue cartolerie, trentasette rivendite di abbigliamento e illuminazione, diciotto panetterie, sedici profumerie, tredici negozi di ferramenta.

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