Moschea e dintorni

2«CONCORSO D’IDEE»
Ora la discussione

va riaperta
Il Mil ci ha provato, magari sbagliando il luogo. L'idea di riaprire una seria discussione sul dove e come costruire, a Genova, una moschea, non può però essere lasciata cadere.
Che la zona del Lagaccio, indicata dalla giunta comunale di Genova, sia una pessima collocazione appare di tutta evidenza. Lo è perché penalizza un quartiere già segnato da gravi problemi ambientali e di viabilità e lo è perfino per il mondo musulmano, che se fa buon viso a cattiva sorte, non crediamo possa essere soddisfatto per una scelta così marginale e marginalizzata.
Buon senso perciò vorrebbe di riaprire la discussione su nuove basi, individuando un'area diversa su cui costruire la moschea, evitando, sull'argomento, ogni chiusura aprioristica, lasciando così alla sinistra, più o meno moderata, l'esclusiva del confronto con il mondo islamico, nel nome di un'errata idea dell'integrazione sociale.
A chi vede nella moschea il luogo della Comunità, della propria comunità d'appartenenza, sentendosi portatore non solo di un'idea religiosa quanto soprattutto di un «progetto di civilizzazione», non può essere proposto (da sinistra) un generico e debole pluralismo culturale e (dal centrodestra) un rifiuto aprioristico.
La questione è un po' più «complicata» e deve perciò vedere il Pdl capace di affinare la propria posizione evitando di stare al traino della Lega. La grande forza del riformismo, oggi collocabile sul versante politico del centrodestra, è di rispondere ai grandi problemi dell'ora presente, avendo un occhio rivolto al domani. Esso è scuola di realismo. E dunque non può negare la realtà, anche quella complessa, rappresentata da fenomeni nuovi, qual è appunto quello dell'immigrazione extracomunitaria e della presenza di una serie di «culture altre», a cui è necessario dare nuove risposte politiche e sociali.
Negare il problema della moschea, con un «no» aprioristico, non paga. Occorre piuttosto «governarlo», partendo da alcune considerazioni essenziali.
Intanto che è preferibile rendere fisicamente identificabile un luogo d'incontro, com'è appunto una moschea, piuttosto che alimentare la clandestinità.
Rendere visibile ed identificabile il "luogo" impone anche regole di condotta interne ed esterne, che vanno fissate con chiarezza. Identificare un luogo adatto ad accogliere la moschea significa poi considerare tutta una serie di questioni che riguardano la realtà sociale, la viabilità, gli spazi esterni, l'impatto con le architetture circostanti, la «convivenza» con altri luoghi di culto. Sono tutti elementi che vanno valutati con attenzione piuttosto che trincerarsi dietro un generico ed aprioristico rifiuto.
Per aprire un serio dialogo occorre individuare ed accettare gli interlocutori: chi è legittimato a rappresentare la comunità islamica, a sottoscrivere e a fare rispettare gli accordi. Da questo punto di vista sarebbe interessante verificare quanto avviene a Roma, dove la moschea venne inaugurata nel 1995.
Sul come arrivare alla scelta, una proposta molto concreta potrebbe essere quella del «Concorso d'idee», un concorso ampio, che, fatte salve le necessità sopraindicate, indichi il luogo e le linee generali del progetto. A giudicare la fattibilità una commissione mista, rappresentativa del Consiglio comunale (maggioranza e opposizione), della comunità islamica, dell'Università.

2PROPOSTA INDECENTE
Mercato del pesce, assist al sindaco
Cari amici, vi rendete conto che cosa propone il MIL (associazione, tanto per capire di cosa parliamo, che vorrebbe il ritorno, oggi, della Repubblica Marinara Genovese)? La notizia compare sull'edizione genovese del Giornale. Proposta demenziale e inaccettabile è dir poco, ma soprattutto ingenua o, per dir meglio, cretina, perché la condizione della Genova di oggi non è certo paragonabile a quella dell'antica Repubblica, quando i musulmani che arrivavano nella nostra città erano un'esigua minoranza, e poi pronta a levar le tende. Si rivoltano le viscere solo a sentirla.
Il Mercato del pesce è grandissimo (chi lo conosce sa che lo spazio non è limitato solo al piano dove il pesce è posto in vendita, già molto grande, ma vi è anche un piano sottostante, altrettanto spazioso, con le celle frigorifero dove confluisce il pesce non venduto). Destinare un sito di questo genere alla moschea significherebbe attirare a Genova tutti gli islamici del nord Italia, che ovviamente vorrebbero abitare, lavorare e (poiché lavoro non ce n'é, in questa città depauperata e diciamo pure distrutta da 35 anni di governo della sinistra comunista e postcomunista) delinquere e quindi spadroneggiare nella nostra città.
Inoltre accettare l'idea di insediare la moschea nel cuore antico di Genova significherebbe non solo rassegnarsi a cederla, in prospettiva, all'Islam, ma anche, sul piano simbolico, come una vera e propria acquiescenza al volere dei musulmani, i quali non ti sono grati quando cedi alle loro richieste, ma pensano che sei un debole e quindi pronto ad esser convertito o fatto fuori.
Che altro aggiungere? Si spera che i genovesi, già pronti a far le barricate all'idea di insediare la moschea al Lagaccio, scatenino il finimondo di fronte a questa idea ancor più pazza, qualora la sindac(o) Marta Vincenzi provasse ad afferrare al volo questo bell'assist che quei magnifici tomi del Mil le hanno fatto.
Dionisio Di Francescantonio
2VOTI VERI E FINTI
Quel referendum

è stato una comica
Signor Direttore del Giornale, siamo davvero alle comiche finali. Il giovane leghista Edoardo Rixi si è dato un gran daffare per organizzare una caricatura di referendum sulla moschea al Lagaccio. Ricordo che quando, un anno fa si era costituito un comitato referendario per far fare una consultazione vera a termini di legge si era dichiarato contrario all’iniziativa. Non mi stupisco più di niente, la politica non è fatta da politici ma soltanto da politicanti che come in questo caso sono veramente di bassa lega.
Grazie e distinti saluti.
Ettore Patrone
2TAVOLE ROTONDE
Caro Lerner,

parli «ad minchiam»
Mi viene in mente un detto di mia nonna, donna pratica e stimata da tutto il quartiere del Lagaccio che affermava:
«Quanno 'o ciuccio no' vo' bevere a' voglia ro sisca!» (quando l'asino non vuol bere non c'è niente da fare...).
Questo proverbio si adatta benissimo a queste persone che fanno di tutto per inculcare nella testa della gente che chi non vuole la moschea al Lagaccio è intollerante.
Leggendo gli articoli, tra cui la lettera del signor Gagliardi, si evidenzia sempre che loro hanno «diritto», loro «devono avere un luogo di culto», «bisogna andare incontro a loro»... ma mai si evidenziano i reali motivi per cui il quartiere, cioè coloro che lo abitano e non vengono qui per manifestare e poi tornare a casa loro, dice un fermo no alla moschea al Lagaccio.
Evidenziamo alcuni aspetti della vicenda.
Come mai i progetti per l'utilizzo di quell'area sono sempre stati accantonati e mai realizzati nonostante ci fossero già i fondi stanziati per la realizzazione del complesso previsto nel plastico presente in Comune? Come mai si è permessa l'occupazione abusiva di quell'area da parte di forze estremiste, anzi aiutandoli e permettendo loro di disturbare e degradare l'area allo stato attuale? Come mai nonostante le vibranti proteste del quartiere queste persone non sono mai state fatte sgombrare? Perché e a che titolo è stata concessa una parte di area ad una associazione, eliminando di fatto una parte di servizi sempre richiesti dal quartiere e di cui ha estremo bisogno?
Come è possibile che prima quell'area fosse dichiarata non edificabile e adesso si può costruire addirittura una moschea enorme con uffici sale, scuole coraniche ecc. ecc.?
Questi sono solo alcuni punti focali che nessuno vuole o è in grado di spiegare, per cui per evitare di fornire le giuste spiegazioni si devia l'attenzione della gente sul discorso morale di integrazione, di xenofobia e razzismo.
Ecco il motivo per cui il proverbio iniziale trova applicazione! Queste persone non vogliono dare spiegazioni reali!
Addirittura portano personaggi come Gad Lerner per imbastire tavole rotonde sulla religione e questo signore si permette di dire che il popolo non va solo lisciato!
Caro signor Lerner, lei dimostra di non capire e non conoscere le motivazioni per cui rifiutiamo questa o qualsiasi altra costruzione che non sia al servizio degli abitanti del quartiere! Inoltre sappia che quello che lei definisce «popolo» sono persone che hanno sempre lavorato sodo, duro e non sono mai state lisciate con agevolazioni «particolari» nel quartiere.
Anzi questo quartiere ha sempre subito l'aggressione delle sue colline con cementificazioni selvagge, quindi rivendica con forza i propri diritti di cittadini che hanno sempre lavorato e pagato tutto quello che si deve allo Stato, alla Regione, al Comune senza mai fare vittimismo o rivendicando diritti che non sono loro!
Quindi sia lei che i signori della Giunta che non intendono ragioni e non sentono neanche i musulmani che cominciano a capire le necessità del quartiere su quell'area prioritarie rispetto al loro desiderio di avere un posto per loro, smettete di fare affermazioni... «ad minchiam»!
Qui la religione, la tolleranza, il razzismo non c'azzeccano!
Felice Ravalli
Presidente Comitato Cittadini del Centro Est
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