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Alex Zanardi, l’addio al campione che ha saputo sorridere alla sfortuna

L’enorme cordoglio alla notizia della dipartita del campione paralimpico e pilota di Formula 1 è prova provata di quanto la sua capacità di superare ogni ostacolo con tenacia e positività abbiano colpito il pubblico

Alex Zanardi, l’addio al campione che ha saputo sorridere alla sfortuna

Uno dei modi migliori di misurare l’impatto di una persona su chi la circonda è la reazione alla sua dipartita. Quando si è diffusa sui social la notizia che, a soli 59 anni, Alex Zanardi era passato nel mondo dei più, questo fulmine a ciel sereno ha lasciato quasi tutti basiti. Anche in un paese come il nostro, che vede la retorica con forte scetticismo, si sono sprecati i superlativi. C’è chi parlava del suo coraggio, chi ne ricordava la gentilezza, chi raccontava un aneddoto curioso ma la costante era inevitabilmente la stessa: il ricordo del suo sorriso, di quella positività che lo ha accompagnato anche nei momenti più difficili. In un mondo sempre più popolato da fatui influencer, gossip e tempeste in un bicchier d’acqua, la forza interiore di quest'uomo straordinario ha lasciato un marchio indelebile su tutti noi, tanto da farci pensare che sarebbe riuscito a riprendersi anche dalla morte.

Un uomo, tre vite

Descrivere in poche parole il passaggio terreno di Alessandro Leone Zanardi da Bologna è impresa al limite dell’impossibile. Se molti di noi faticano come matti a portare a termine questo o quel progetto, questo figlio dell’Emilia migliore è riuscito a concentrare nella sua esistenza almeno tre vite “normali”. Prima di diventare il portabandiera dell’Italia alle Paralimpiadi nonché portavoce e simbolo del movimento degli sport paralimpici, Alex aveva sgomitato parecchio per seguire la sua vera passione, i motori. Forse non molti se lo ricordano, ma questo classe 1966 non era un semplice pilota, riuscito ad arrivare al vertice della categoria dopo tante fatiche. Alex Zanardi era un campione vero, dotato di tecnica, coraggio e una sensibilità alla vettura davvero non comune. In altri tempi sarebbe riuscito a farsi strada anche nella Formula 1 ma la Dea Bendata non gli fu amica, lasciandolo senza un volante nonostante tutti nel paddock apprezzassero le sue doti di pilota. Alex non si perse d’animo e, cosa davvero rara alle nostre latitudini, fece il grande salto, passando alla Cart, l’equivalente a stelle e strisce della Formula 1.

Chip Ganassi, mito italo-americano della IndyCar, lo chiamò in America per fare da secondo a Jimmy Vasser, campione con parecchie vittorie nel carniere. Zanardi non si curò dello scetticismo dell’ambiente e, nella prima gara sul difficile circuito di Laguna Seca, si inventò un sorpasso al famoso “cavatappi” sul veterano Bryan Herta che in America ancora oggi ricordano tutti. Alex era veloce, velocissimo, tanto da vincere due titoli Cart nel 1997 e 1998: Frank Williams lo volle far tornare in Formula 1 ma fu una stagione sfortunata, che portò alla rescissione del contratto. Il bolognese perse il volante ma non il sorriso, tornando alla sua IndyCar fino al tragico impatto del Lausitzring che lo ridusse in fin di vita. Se quello schianto pose fine alla prima vita di Alex, fu il momento nel quale il talento di Castel Maggiore dimostrò di che pasta era fatto. Nonostante avesse perso le gambe, volle tornare sul circuito tedesco e completare i 13 giri mancanti della gara, trovando poi il modo di correre nel superturismo con ottimi risultati. Quando, nel 2006, fece alcuni giri a Valencia su una Formula 1 dimostrò a tutti che niente sarebbe stato in grado di fermarlo.

Più forte di tutto e tutti

Una volta chiusa la sua esperienza con il mondo delle corse, Alex continuò a “prendersi la vita” continuando a fare sport: non più al volante di un'auto ma su una handbike come ciclista paralimpico. Ancora una volta, Zanardi sorprende tutti, arrivando quarto alla maratona di New York e laureandosi campione italiano della categoria. Le medaglie nelle paralimpiadi di Londra e Rio de Janeiro si alternano alle partecipazioni a programmi televisivi, dove si dimostra capace di trasmettere sempre e comunque la sua visione anti-vittimista della vita. In uno dei libri che ha scritto, Alex ha detto di essere “inciampato in una nuova vita” ma si stava solo schermendo. Come altri atleti paralimpici, Bebe Vio in testa, Zanardi ha fortemente voluto reinventarsi, trasformando gli sguardi di chi lo compativa, di chi guardava le sue protesi commiserando la sua sfortuna in carburante per volare sempre più in alto verso nuove sfide e nuovi obiettivi.

Alex non ha mai voluto mollare e si è dimostrato capace di superare tutto e tutti, anche quel camion che lo prese in pieno su una statale della Toscana nel 2020, facendogli iniziare un nuovo calvario. Mesi di coma farmacologico ad un passo dalla morte superati grazie ai medici del San Raffaele, il ritorno alla vita, la lunga e difficile riabilitazione. La sua seconda vita di atleta era finita ma Alex non ha mai perso il sorriso, riuscendo a superare anche questa prova. La sua morte è un fulmine a ciel sereno proprio perché, ormai, ci aspettavamo tutti che sarebbe riuscito a dire di no anche alla triste mietitrice, dicendole “non oggi” con un gran sorriso stampato in faccia. Decimo Massimo Meridio, prima della battaglia, dice ai suoi commilitoni che “ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità”, una frase molto hollywoodiana ma che si adatta perfettamente alla vita di Alex Zanardi. A mancarci di più sarà la sua positività, la sua forza interiore tutta emiliana di non lasciarsi mai abbattere, di essere sempre in grado di rialzarsi in piedi e sorridere alla vita.

La retorica ed i superlativi sono nel suo caso più che giustificati: il suo esempio dovrebbe essere indicato alle nuove generazioni. Lasciate i cialtroni dei social e le influencer rifatte al loro triste teatrino: fate come Alex, sorridete alla sfortuna. Sarebbe il modo migliore di onorare una vita ed un uomo davvero straordinari.

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