Ci sono immagini che vanno ben oltre quello che fanno vedere. La fotografia di Kimi Antonelli sul podio di Montreal racconta molto di più di una vittoria che poi è la sua quarta di fila, cosa mai vista nella storia del suo sport.
Su quel podio dove finalmente ha potuto brindare pure con lo champagne (in Quebec non ci sono divieti per i 19enni), Kimi è sulle spalle di Hamilton, Verstappen e dell'ingegnere che Toto Wolff ha mandato a prendersi la gloria. Ci sono 11 titoli Mondiali che lo portano in trionfo.
Non vuole essere un passaggio di consegne, ma semplicemente il riconoscimento del suo valore da parte dei due piloti più titolati in pista. Kimi ha saputo conquistare Hamilton e Verstappen. Vedere che Lewis e Max sono felici per la sua vittoria, significa che Kimi ormai è stato ammesso al club dei grandi. È rispettato e stimato e viene da pensare che tutti e due tifino per lui nel duello con Russell che al contrario, non è mai riuscito a risultare simpatico.
Kimi ha conquistato anche gli avversari più difficili e pure Russell che a inizio stagione lo aveva snobbato, adesso non può che temerlo. Ci ha messo poco a trasformarsi da rookie a uomo da battere. Con 43 punti di vantaggio sul suo compagno è addirittura in fuga dopo 5 gare. Alla vigilia della lunga estate europea (6 gran premi in 8 settimane prima della pausa) è inaspettatamente diventato il favorito per il titolo. Una cosa che potrebbe mandare in crisi gente più esperta, basta ricordare cosa capitò a Vettel nel duello con Hamilton.
Kimi però non ha abbandonato la leggerezza che lo accompagna, parla serenamente di alzare l'asticella, ma ripete di voler restare con i piedi per terra. Sembra uno abituato a guidare il Mondiale, non un ragazzo al secondo anno in Formula 1. Sembra nato per quello che fa e in Canada, in un weekend dove in pista non nè stato perfetto, ha dimostrato di essere cresciuto anche caratterialmente.
Ha saputo fare la voce grossa con Russell, tenere testa a Toto Wolff che lo riprendeva, imparare dagli errori. Se sabato durante la sprint si era fatto prendere la mano andando all'attacco troppo presto, domenica in gara ha avuto pazienza.
Ha attaccato al momento giusto, anche se poi non è riuscito a chiudere l'opera, facendo qualche sbavatura di troppo.È stato fortunato a godere della sfortuna di Russell, ma chissà, forse avrebbe vinto lo stesso. D'altra parte anche Enzo Ferrari aveva sempre detto che tra un pilota bravo e uno fortunato, preferiva quello fortunato.