Cultura e Spettacoli

Mughini, il delitto Calabresi e la grande bugia di una generazione

In un libro appassionato e infiammato, il popolare giornalista ricostruisce l'omicidio che diede il via alla terribile stagione degli anni di piombo

E'stato un parto faticosissimo. Giampiero Mughini, giornalista popolarissimo e scanzonato in tv, ha scritto un libro «dolorosissimo»: Gli anni della peggio gioventù. In centoottanta pagine, l'autore fa i conti con il primo delitto degli anni di piombo, data spartiacque della storia italiana: l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972. A quell'epoca il giovane Mughini militava in Lotta continua, poi se ne allontanò ma ora in un certo senso è costretto a tornare a quegli anni ormai lontani, alle lotte universitarie, ai volti degli eroi di quella stagione: i Sofri, i Pietrostefani, i Bompressi. Quel delitto terribile è stato orfano di padre per molti anni, come fosse stato compiuto da un marziano, poi è stato attribuito a Lc, ma le polemiche non sono mai cessate, i presunti killer hanno sempre negato, spalleggiati da un fortissimo movimento nell'opinione pubblica di sinistra. Per Mughini quel non riconoscere le responsabilità di allora è un tentativo inaccettabile di confondere le carte: «Il delitto Calabresi - è la sua tesi - nasce dalle viscere di Lotta continua». Almeno venti-trenta persone, pensa Mughini, sanno esattamente come andarono le cose, solo che i rivoluzionari di allora sono oggi professionisti affermati e giornalisti valorosi: meglio non disturbare le loro carriere. E invece Mughini racconta quel che tutti sanno ma tutti, secondo lui, fanno finta di non sapere. Lotta continua aveva un apparato clandestino: le armi, le rapine, gli espropri. Da Lc nasce il terrorismo sanguinario di Prima linea.

E fu in quel contesto, oggi negato da tutti, che maturò l'omicidio di Luigi Calabresi, la cui unica colpa era quella di aver interrogato per qualche ora il povero Giuseppe Pinelli, prima che l'anarchico, non certo per colpa di Calabresi, precipitasse da una finestra della Questura di Milano. La morte violenta di Calabresi fu preceduta da una feroce e forsennata campagna stampa: gli aracangeli di Lc, ancora oggi idolatrati da parte del Paese, erano in realtà assassini implacabili.

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