Multe e inchieste flop, ecco gli 007 di Prodi

EPURAZIONI Buttato fuori dal Sisde chi si è rifiutato di dichiarare il falso per far cancellare le contravvenzioni

RomaCorsie preferenziali, passaggi col rosso, parcheggi in doppia e tripla fila. Una multa dopo l’altra per ripetute violazioni al codice della strada. Una pila di contravvenzioni alta così, contravvenzioni mai pagate perché fittiziamente «addebitate» o ad auto del Sisde o a imprecisate «esigenze di servizio» di agenti impegnati in operazioni segretissime. Il particolare dell’escamotage ideato da un alto funzionario dell’intelligence civile per non pagare le infrazioni sulle auto di proprietà riscontrate dai verbali della polizia municipale è finito agli atti dell’inchiesta aperta su denuncia di alcuni 007 epurati sotto il governo Prodi e conclusasi, di recente, con una discussa archiviazione. Le accuse, mosse da uno degli «epurati», andavano proprio nel senso di un licenziamento dalla struttura di via Lanza come ritorsione alla decisione di opporsi al tentativo, richiesto dal superiore, di attestare il falso. «Per la cronaca - si legge nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione del pm - con questo artifizio il solo dirigente (...) dal 2001 al 2007 si è fatto annullare ben sessantotto contravvenzioni». Uno dei tanti. Uno di quelli che dall’alto della loro posizione - secondo le accuse degli agenti licenziati - riuscivano a «giustificare» il transito della propria utilitaria nelle zone a traffico limitato facendolo figurare come un’attività d’intelligence. A riprova di ciò l’agente «epurato» è stato in grado di esibire una tabella con sovrimpressi il numero di verbale, quello della targa, la data della rilevazione dell’infrazione, gli articoli del codice della strada violati e l’entità della sanzione mai saldata. «Il superiore di (...) che gli chiedeva di sottoscrive i falsi ideologici per ottenere l’annullamento delle multe, dopo qualche mese dal rifiuto, lo segnala per l’allontanamento», che puntualmente si verificò. «Mi corre l’obbligo di segnalare - scriveva l’epurato a proposito dell’episodio scatenante - come il capo del mio ufficio al fine di farsi annullare una contravvenzione mi chiese di compilare una lettera» dalla quale doveva risultare che l’auto da lui guidata era stata utilizzata per esigenze d’ufficio. «Dal giorno del mio rifiuto il suo atteggiamento nei mie confronti cambiò». L’allontanamento dal Servizio fu questione di giorni. Sempre agli atti dell’inchiesta son finite storie clamorose, incresciose, talune esilaranti, a dimostrazione dei danni che può creare un’indiscriminata epurazione degli 007 a scapito di una lottizzazione politica degli stessi. A parlare è uno degli «epurati», esperienza sul campo, curriculum di tutto rispetto sul fronte della lotta al terrorismo: «Dopo l’omicidio D’Antona - racconta - organizzammo un’attività di controllo su un personaggio che anni prima era stato denunciato insieme a Galesi (il brigatista ucciso sul treno nel corso di un conflitto a fuoco con la polizia vicino ad Arezzo, ndr). Con le persone disponibili per riuscire a conoscere più cose possibili del personaggio, formammo due squadre, una per il servizio della mattina, l’altra del pomeriggio. Arrivo in ufficio verso le 11 facendo parte della squadra del pomeriggio e stupito trovo quella della mattina già in sede. Alla mia richiesta di come mai fossero rientrati così presto mi risposero che la persona d’interesse non era stata vista. Tutto regolare, pensai. Saputo però l’inizio del controllo, alle ore 9, andai su tutte le furie visto che era già stato accertato che il soggetto d’interesse usciva di casa alle ore 8». E ancora. «Sempre per cercare qualcosa su Galesi, due colleghi sono andati ad Ostia per vedere se uno con cui Galesi aveva fatto rapine, abitasse ancora lì e cosa facesse, chi frequentasse. Effettivamente lo videro uscire con l’auto e con l’ombrellone. Gli “esperti” investigatori, o ritenuti tali, però non poterono seguirlo perché erano andati a Ostia... in metropolitana invece che con l’auto di servizio». Saputo di questo, e di altre gravi negligenze, l’agente protestò e chiese di svolgere un altro servizio. Il suo dirigente rispose seccato: «Cos’è, non ti sta bene? Comandi tu? Guarda che io posso fare come cazzo mi pare». A quel punto, deluso e amareggiato, «mi alzai e andai via». Poco tempo dopo, non per sua volontà, fu per sempre.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it.