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Musica

Guccini, le canzoni più famose che hanno fatto la storia della musica italiana

La morte di Francesco Guccini ci priva di un grande cantautore, di cui però rimangono immortali le canzoni

A poche ore dalla pubblicazione debutta al primo posto di iTunes 'L'ultima Thulé, il nuovo album di Francesco Guccini che arriva a quasi nove annidall'ultimo lavoro, 'Ritratti'. ANSA/UFFICIO STAMPA EMI - Serra Roberto +++ NO SALES +++ EDITORIAL USE ONLY +++

È un giorno triste, questo, per la musica italiana. Francesco Guccini si è spento all’età di 86 anni, lasciando un vuoto non solo nel mondo della canzone nostrana, ma nell’intero bacino della cultura italiana, dove si muoveva tra la musica e la scrittura, indossando anche le vesti del docente universitario.

La grande capacità di Francesco Guccini non è stata solo quella di saper scrivere canzoni destinate a diventare intramontabili, ma quella di unire la cultura all’intrattenimento musicale. Se si ripercorre la sua discografia, infatti, si inciampa quasi senza volerlo in brani che attingono dalla tradizione letteraria. La famosissima Dio è morto, che Guccini incise nel 1965 e che venne eseguita anche dai Nomadi, trae ispirazione dal poema firmato da Allen Ginsberg L’urlo, mentre il titolo richiama la Morte di Dio di Friedrich Nietzsche. Il brano apre alla riflessione sul bisogno di cambiare il mondo, di opporsi a uno status quo le cui regole erano dettate dal conformismo e dall’arrivismo, cose che cozzavano apertamente con la “morale” di Guccini. Dio è morto, che è senza dubbio una delle canzoni più note di tutta la produzione di Guccini, andò incontro anche a strategie di censura, quando la Rai annunciò di considerarla blasfema, tanto per il contenuto del brano quanto per il titolo con cui si presentava.

I riferimenti letterari attraversano tutta la carriera di Francesco Guccini. Quasi come se fosse stato in grado di prevedere il successo del film di Christopher Nolan attualmente in sala, nel 2004 Francesco Guccini crea un’opera intorno allo scaltro Ulisse, registrando Odysseus. Si tratta di un brano in cui l’eroe omerico torna alla sua dimensione umana, piena di contraddizioni, che quasi non ha voglia di gettarsi nella sua avventura in mare piena di perigli, salvo poi scoprire come lo “esalta l’acqua”, scoprendo che ogni avventura è un processo per reinventarsi e ridisegnare il mondo circostante. Altra canzone famosissima di Francesco Guccini e ancora una volta legata all’immaginario letterario è Cyrano. Scritto insieme a Beppe Dati, questo brano omaggia il famoso antieroe creato da Edmond Rostand. Tuttavia, al posto del romantico Cyrano che bisbiglia frasi d’amore per aiutare il suo rivale alla conquista di Rossana, Francesco Guccini immagina un Cyrano che deve affrontare l’emergere di personaggi da incubo, falsi e corrotti, che hanno “fatto del qualunquismo un’arte”.

Tra le canzoni che Francesco Guccini ha amato di più nella sua carriera non si può non citare Gli amici. Un brano che sembra quasi semplice nella sua realizzazione, nel testo che omaggia gli amici vecchi, pochi come i denti rimasti in bocca e che pure restituisce a chi lo ascolta un senso di appartenenza che emergeva soprattutto quando Gli amici veniva eseguita live durante i concerti. Inoltre, non si può fare una breve lista delle canzoni più famose di Francesco Guccini senza soffermarsi su La locomotiva. Famosa (anche) per essere quasi sempre il brano di chiusura dei live, la canzone si ispira alla vicenda di Piero Rigosi, un macchinista che il 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva e la guidò alla velocità di 50 chilometri orari (una velocità folle, per l’epoca), finendo con lo schiantarsi contro alcune carrozze in sosta alla stazione di Bologna. Nel 1972 Guccini eredita questa pagina di storia e crea una canzone poetica, che quasi romanticizza l’atto di Rigosi. Infine, va senza dubbio citata In morte di S.F. - conosciuta anche con il titolo di Canzone per un’amica - è una delle canzoni più famose di Francesco Guccini. Questo anche perché è sempre stata la canzone di apertura nei concerti del cantante, un vero e proprio rituale che ha accompagnato i fan di Guccini nel corso degli anni. La canzone è dedicata all’amica di Guccini, Silvana Fontana, morta nel 1966 a seguito di un incidente stradale. Guccini fu “costretto” a cambiare titolo alla canzone durante il deposito alla SIAE a causa delle pressioni dell’ANAS, che riteneva che il brano potesse fare una cattiva pubblicità alla sicurezza delle infrastrutture stradali.

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