Leggi il settimanale
Ultim'ora
Crans Montana, Tajani richiama l’ambasciatore italiano in Svizzera
Ultim'ora
Crans Montana, Tajani richiama l’ambasciatore italiano in Svizzera

I Csi di nuovo in scena per ricominciare "il viaggio"

Il gruppo che ha fatto epoca parte per un tour di concerti. Ferretti: "Il palco per noi è liturgia"

I Csi di nuovo in scena per ricominciare "il viaggio"

All’inizio furono i Cccp, gruppo di punk rock nato da postindustriali migrazioni tra l’Emilia (paranoica) e Berlino, un gruppo atto a falciare i luoghi comuni dell’Italia anni Ottanta grazie alle performance deliranti (una volta gli scappò di mano una roncola vera che roteò verso il pubblico) di Danilo Fatur, all’iconica presenza di Annarella Giudici, alla voce salmodiante di Giovanni Lindo Ferretti e alle chitarre distorte di Massimo Zamboni. Un ciclone sonoro che tra crisi e lisi attraversò la Depressione caspica che portava agli anni Novanta.
Poi accadde qualcosa che raccontarono così: «Dopo aver suonato nell’Urss in disfacimento a Mosca con i militari dell'Armata Rossa in piedi durante la nostra esecuzione di Aja Ljublju SSSR avevamo capito che era finita, che i CCCP erano finiti». L’ultimo disco dei CCCP - Fedeli alla linea, registrato nel 1990, fu Epica Etica Etnica Pathos. Era crollato il Muro e crollarono anche loro. Certo per essere resuscitati nel 2024 con una serie di concerti, partiti proprio a Berlino, che hanno fatto convergere vecchi punkettoni e giovani cultori del vintage anni Ottanta.
Ma torniamo agli anni Novanta da cui adesso arriva un’altra resurrezione. Nel 1992 liberatisi dalle ceneri dei Cccp Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni si unirono a due fuoriusciti dai Litfiba- Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli- e al loro ingegnere del suono (anche se la definizione è riduttiva) Giorgio Canali e diedero vita ai Csi. A brevissimo poi si aggiungerà la voce femminile di Ginevra De Marco. La sigla stava per Consorzio Suonatori Indipendenti ma ovviamente faceva il verso alla Comunità degli Stati Indipendenti nata dalla frammentazione dell’Urss, in una prosecuzione della fascinazione per “l’altrove”, prima sovietico e poi post sovietico. Nascono una serie di dischi e concerti che, con sonorità molto diverse, e l’abbandono di un certo tipo di spettacolarità da palcoscenico, continuano il lavoro di narrazione in musica che fu dei Cccp. Basti pensare a un disco come Linea Gotica del 1996. Mentre Sarajevo brucia e la Biblioteca Nazionale viene divorata dalle fiamme i Csi non fanno finta di niente: «Brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani/ Bruciano i libri, possibili percorsi /Le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri.../ Ci fotte la guerra che armi non ha/ Ci fotte la pace che ammazza qua e là/ Ci fottono i preti, i pope, i mullah/ L’Onu, la Nato, la civiltà/».
Nel 1997 con Tabula rasa elettrificata, un disco legatissimo alla Mongolia e ai suoi spazi enormi dove la tecnica va a schiantarsi sulla Storia, arriva un successo di massa - il disco balza oltre le 80mila copie, arrivano anche i remix da discoteca, ma il gruppo finisce in un frullatore di concerti nei palazzetti dello sport e qualcosa inizia a incrinarsi.
Nel Duemila Zamboni non partecipa al tour estivo della band e poi il gruppo si scioglie. Punto di epilogo un concerto a Monte Sole (Marzabotto).
Ed è proprio da Marzabotto che i Csi hanno annunciato la loro reunion per una serie di concerti. Il tour, prodotto e organizzato da Otr Live, partirà il 28 agosto da Marzabotto e proseguirà tra agosto e settembre e si chiamerà In viaggio (dal titolo di una delle loro prime canzoni). Le altre date saranno 31 agosto Villafranca (Verona); 2 settembre Fasano (Bari); 4 settembre Spello (Perugia); 8 settembre Alba (Cuneo); 12 settembre Catania. Ma In Viaggio sarà anche un film, attualmente in lavorazione, diretto da Davide Ferrario. Un racconto per immagini che accompagnerà il ritorno, cercando di restituirne il senso Non ci siamo seduti a tavolino a fare la scaletta: ci siamo detti soltanto ce la sentiamo di provare? E la risposta è sì Messaggio Le canzoni non servono a niente ormai ma noi vogliamo far vedere che prima dei cellulari c’era altro nel tempo presente. Ecco il valore nel presente. Il ritorno dei Cccp si è trasformato in un piccolo fenomeno, che vi abbiamo raccontato anche in queste pagine.
Non una semplice replica delle vecchie canzoni. Il ritorno dei Csi sembra replicare lo schema, già ieri i biglietti on line andavano a ruba. Bisognerà capire come sarà il lavoro fatto dal gruppo sul loro corposo repertorio musicale che tocca sempre temi profondi e mai facili.
Nella conferenza di presentazione a Marzabotto, che non è un luogo facile vista la tremenda strage perpetrata dai nazifascisti, a chi chiedeva come intendere questo viaggio tra memoria e futuro ha risposto Massimo Zamboni: «Non dovremmo caricarci di una attitudine profetesca rispetto alla memoria al futuro... Questo sì come artisti abbiamo la responsabilità di scegliere di quale parte di memoria portarci dietro... Questo non è un luogo leggero e ci deve indirizzare su quale memoria conservare. Il futuro non lo determinano le nostre canzoni. Però ci piace dare alle nostre canzoni un futuro».
Quanto a cosa verrà riproposto al pubblico ha risposto Giovanni Lindo Ferretti: «Il vero problema di essere su un palco è avere una scaletta... Però non è che noi ci siamo seduti ad un tavolo e abbiamo fatto un progetto. Ci siamo solo detti c’è un sacco di gente che vorrebbe rivederci sul palco... E noi cosa facciamo? Ci siamo detti: riproviamo. È un viaggio». Quanto al senso della musica oggi è di nuovo Ferretti a stoppare ogni interpretazione “salvifica”: «La musica non serve più a niente... la musica ormai è sottofondo, è onnipresente. Noi siamo figli di una generazione che grazie al lascito della generazione precedente ha goduto settant’anni di pace. Non è quasi mai successo. A noi è successo perché siamo figli, Marzabotto è il posto giusto per dirlo, di una storia tragica che ha prodotto una positività di cui noi facevamo notare le incongruenze ma che era una situazione comunque privilegiata... quella dimensione antropologica è finita. Il mondo di oggi trent’anni fa non era concepibile».

I Csi dicono insomma di non avere niente da dire, ma sempre Ferretti precisa che «già portare la gente sotto un palco vecchio stile, con la sua dimensione liturgica, per noi è abbastanza, in questa epoca delle macchinette è far vedere che c’è stato anche altro». E ovviamente tornare in Mongolia, l’altrove “feticcio” dei Csi.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica