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Musica

“Un album dopo 23 anni per raccontare la mia vita”

Musicista e compositore, Mauro Pagani è uno dei padri delle canzoni d’autore. Su Raiplay c’è un film sulla sua storia

Italian musician and composer Mauro Pagani arrives on the red carpet for the screening of the movie �?Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco�? at the 20th annual Rome Film Fest, in Rome, Italy, 22 October 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Mauro Pagani, come ha trascorso gli ultimi ventitré anni?

«Ci devo pensare bene» (sorride - ndr)

Prego.

«A dire il vero non mi sono neanche accorto che siano passati, mi sono dedicato a così tanti progetti diversi».

L’ultimo disco è del 2003, Domani. Ora esce Tutto è già qui, il nuovo disco.

«Nel frattempo ho composto cinque o sei colonne sonore, ho scritto due libri, ho semplicemente fatto altro».

Se a qualcuno fosse sfuggito, Mauro Pagani è uno dei polistrumentisti e compositori più autorevoli della musica leggera italiana ed è, da mezzo secolo, uno dei crocevia della musica d’autore non foss’altro perché ha vinto tre Targhe e un Premio Tenco. Nato in provincia di Brescia ottant’anni fa ma milanese ormai d’adozione, ha iniziato a suonare il violino da bambino ma poi ha allargato lo spettro fino a imparare il flauto perché suo padre era flautista e ai padri non si dice no, e anche tanti altri strumenti. Era un enfant prodige non solo per il talento ma pure per la curiosità, la capacità di fiutare la musica, l’agilità compositiva. Mentre i Quelli registravano La buona novella con Fabrizio De Andrè, lui lascia i Dalton e insieme formano la Premiata Forneria Marconi. Per capirci, pochi mesi dopo scrive con Mogol il testo di Impressioni di settembre, musiche di Franco Mussida, praticamente un classico della musica italiana. Nei sette anni successivi scrive tutti i testi della Pfm e, alla fine della tournèe in Giappone del 1975 la stampa lo inserisce tra i dieci musicisti migliori del mondo. Ce n’era abbastanza per vellicare anche il più dilatato degli ego. Invece no. Lascia la Pfm, segue progetti solisti e poi inizia a collaborare con Fabrizio De Andrè con il quale compone e produce tutte le musiche del capolavoro Creuza de mä nel 1984 (che David Byrne inserì tra i dieci dischi più importanti degli anni Ottanta) e Le nuvole nel 1990, quello con Don Raffaè. Poi nel 1998 fonda a Milano le Officine Meccaniche, uno studio di registrazione dal quale sono passati, tanto per citare qualche nome, Elisa, Negramaro, Muse, Franz Ferdinand, Marco Mengoni, Lacuna Coil, Stefano Bollani. Intanto, tra una collaborazione con Ligabue e una stagione come maestro concertatore della Notte della Taranta, ha anche composto e diretto le colonne sonore di Educazione siberiana e Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores, Fuga da Reuma Park di Aldo Giovanni e Giacomo e, l’anno scorso, quella per Le assaggiatrici di Silvio Soldini. Insomma è comprensibile che non abbia avuto tempo per sé, nel senso che in ventitrè anni non ha registrato neanche un disco. Ora ci siamo. E in Tutto è già qui c’è un Mauro Pagani in purezza, che conserva la strepitosa capacità di alzare sempre l’asticella senza indugiare nella retorica o nel barocco.

Prima o poi avrebbe dovuto registrare nuove canzoni.

«L’anno scorso ho messo in ordine le idee che avevo appuntato per tanti anni e così è nato questo nuovo lavoro».

Che non ha paura di parlare chiaro.

«Non riesco a non schierarmi con gli ultimi, la vita non è un videogioco».

È il racconto di ciò che accade.

«Infatti il filo conduttore di questo disco è il racconto di sensazioni vissute e che sto vivendo. È il racconto dei miei successi e anche degli insuccessi, che sono ugualmente preziosi. La vita senza sconfitte risulterebbe noiosa».

Anche i compagni di viaggio aiutano.

«E io sono stato molto fortunato. Prima con la Pfm sono stati anni indimenticabili, un periodo che mi ha dato soddisfazioni gigantesche. E poi quattordici anni con Fabrizio De Andrè, la soddisfazione di aver contribuito a dischi memorabili. E poi tutti gli altri progetti».

Oggi il panorama musicale è totalmente cambiato.

«Boh, a volte sono un po’ stupito dalla quantità di canzoni che arrivano sul mercato, viviamo in un periodo in cui si pubblicano decine di migliaia di brani ogni giorno, una moltitudine spesso indecifrabile. Perciò abbiamo bisogno che le radio riprendano il loro ruolo. Siamo travolti da una enorme quantità di merce che inevitabilmente toglie peso alla qualità».

Ormai ai concerti non si ascolta musica. Si filma il concerto con lo smartphone.

«Secondo me la gente filma perché ha paura di dimenticare».

Su Raiplay si può vedere il film dedicato alla sua vita: Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco, scritto e diretto da Cristiana Mainardi.

«All’inizio mi sono spaventato, ma poi ne è venuto fuori un film che mi rappresenta. Dopotutto io sono vivo per caso. Circa sei anni fa ho avuto un problema neurologico che mi ha causato la perdita della memoria. Un fatto che mi ha molto impaurito. Poi per fortuna, con il tempo, mi è tornata la memoria, ho ripreso a suonare e a vivere. Per me è stata una vera e propria rinascita».

E ora come vede il mondo intorno?

«Per quanto provi comunque a concentrarmi solo sulla informazione autorevole, non riesco a dimenticarmi della percentuale di caz... che si leggono e si vedono intorno a noi».

Ci sarà qualche concerto ora che queste sue nuovi canzoni prendono il volo?

«Non ho ancora fatto piani. Di certo voglio che si crei un eco intorno a questo disco, c’è bisogno di tempo e poi vedremo».

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