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Muti torna al Macbeth: "Opera che stupisce sempre"

Il Maestro su Beatrice Venezi: "Lasciamola dirigere: deve provare l'orchestra. Solo dopo potremo giudicarla"

Muti torna al Macbeth: "Opera che stupisce sempre"
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da Torino

"Torno per la quinta volta a Torino, e tornerò di nuovo fra due anni. Qui si lavora bene". Parole di Riccardo Muti tra una prova e l'altra del Macbeth di Verdi in scena dal 24 febbraio al 7 marzo al Teatro Regio, con Luca Micheletti nel ruolo del titolo, Lidia Fridman (Lady Macbeth), Maharram Huseynov (Banco) e Giovanni Sala (Macduff). "Questa produzione è il cuore della stagione", dice il sovrintendente, il francese Mathieu Jouvin. Nazionalità che offre a Muti il destro per una delle sue boutade: "La mia bisnonna materna era una marchesa di Grenoble. Nessuno è perfetto: ho una parte francese".

A Torino, racconta il Maestro, ha trovato "un teatro in ottima forma": orchestra volenterosa, coro solido, personale di "gentilezza molto piemontese". E qui, precisa, torna per fare Macbeth con sua figlia Chiara "non perché è mia figlia, ma perché è una regista talentuosa. Ha studiato musica, canto, danza. Ha molti dei miei difetti", dice sorridendo, "quindi c'è una simbiosi". Lei spiega che "Macbeth non è un mostro, ma un uomo fragile che sceglie il male e resta prigioniero del proprio gesto, chiuso in una spirale mentale senza uscita. Le streghe non sono figure demoniache ma l'inconscio, il mormorio che insinua il dubbio".

Benché sia il titolo che ha diretto più di ogni altro, il direttore è tornato a studiare Macbeth ex novo. E ogni volta, racconta, "si spalancano voragini. È un pozzo senza fine, vedi indicazioni per orchestra, coro e cantanti quasi impossibili da realizzare. "Con voce repressa", "con suono muto".

"Ho passato la vita nei teatri combattendo perché l'opera italiana fosse considerata nel mondo non un piacevole intrattenimento, ma una forma d'arte di altissima fattura", dice con una miscela di rigore, ironia e furia civile.

Stuzzicato sul tema Beatrice Venezi, Muti taglia corto: "Non do giudizi su colleghi che fanno la mia stessa professione. Non l'ho mai vista dirigere, e anche se fosse non commenterei: lo troverei sgradevole. Lasciatela dirigere. La storia insegna che un direttore può funzionare benissimo con un'orchestra e non con un'altra".

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