La naja obbligatoria va in congedo illimitato

Sotto le armi solo da volontari e niente più obiettori di coscienza. Resta invece il servizio civile

Andrea Nativi

Addio alle armi. Da oggi si è ufficialmente conclusa in Italia l'era della coscrizione obbligatoria. I soldati di leva ancora in servizio, circa 2.000 (l'ultimo scaglione è stato arruolato a dicembre), potranno essere congedati in base ad una semplice richiesta e saranno in pochi a non approfittare di questa possibilità. Peraltro ormai la leva rappresentava anche numericamente una vestigia del passato: la forza bilanciata prevista per il 2005 era di poco più di 4.000 uomini. Tra l'accorciamento della durata del servizio a 10 mesi e le mille possibilità per evitare la ferma, per non parlare della riduzione del gettito demografico, i numeri sono precipitati in questi ultimi anni.
Per fortuna le forze armate sono riuscite a cambiare anima, organizzazione ed immagine per tempo, attirando un flusso consistente di giovani interessati se non ad una carriera in uniforme, almeno ad una esperienza con le stellette. La rivoluzione ha riguardato in particolare l'Esercito, visto che Marina e Aeronautica erano già largamente professionalizzate. Ed è significativo che mentre avveniva la progressiva riduzione dei contingenti di leva l'Esercito sia riuscito a mantenere forze consistenti in missioni operative all'estero: oggi siamo intorno agli 8.000 uomini. Il che vuol dire, contando le rotazioni, impegnarne il triplo se non il quadruplo. Nel corso di quest'anno le Forze armate italiane arriveranno a schierare all'estero oltre 12.000 militari, un vero record. Ed a questi si aggiungono i 2.000 soldati dell'Esercito ancora impegnati in compiti di sicurezza in Italia.
Intendiamoci, non che il soldato di leva fosse incapace di svolgere missioni operative fuori dai confini nazionali, tutt'altro, specie con una durata di ferma di 12 mesi, ma politicamente era poco gradito il ricorso alla leva, mentre tecnicamente era inutile sprecare tempo e soldi per preparare a dovere un soldato impiegabile solo per pochi mesi. La strada della professionalizzazione è stata intrapresa del resto da quasi tutti in ambito Nato, compresa la Francia, che creò la leva moderna con la Levée en masse del 1793. E anche nel resto del mondo le forze armate stanno diventando sempre più professionali, persino in Cina. Peraltro, tecnicamente, il servizio militare obbligatorio in Italia è solo sospeso, potrebbe essere riattivato in caso di necessità.
Tutto bene quindi? Quasi. Intanto si deve ancora trovare una soluzione normativa, finanziaria e organizzativa alla esigenza di creare una componente di riserva addestrata ed equipaggiata che all'occasione integri le forze in servizio attivo. In secondo luogo presto bisognerà decidere quale ruolo, compiti e consistenza riservare allo strumento militare, vista la ormai consolidata carenza di risorse finanziarie per la Difesa. Esistono ancora margini per recuperare efficienza e qualche soldo, ma non sono sufficienti per sostenere quel modello professionale da 190.000 militari ipotizzato dieci anni fa. La situazione è cambiata, mentre la penuria di fondi è istituzionalizzata. La Difesa ha elaborato, faticosamente, un nuovo documento programmatico-organizzativo, di cui è prevista una edizione non classificata e bilingue. Ma le discussioni interne sono ancora accese. In pratica occorre scegliere tra uno strumento militare di consistenza ridotta, ma con piene capacità, oppure uno più vicino alla consistenza pensata nel 1995, ma con limitazioni per quanto riguarda le operazioni di combattimento più impegnative. Una scelta politica delicata.

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