Cinquantamila euro per uccidere "mamma coraggio"

Condannato all’ergastolo il boss Francesco Tamarisco, considerato il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino, che denunciò un gruppo di pedofili

Cinquantamila euro per uccidere "mamma coraggio"

La condanna nei confronti del boss della camorra Francesco Tamarisco è la più severa: l’ergastolo. La Corte di Assise ha emesso la sentenza nella quale ha riconosciuto l’uomo colpevole perché mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino, la mamma che aveva avuto il coraggio di denunciare un gruppo di pedofili del rione dei Poverelli a Torre Annunziata, nel Napoletano. Matilde fu uccisa a marzo del 2004, pochi anni dopo aver segnalato alle forze dell’ordine lo stupro subito dal figlio. Ma cosa c’entra un boss della malavita in una vicenda di violenze sessuali? Tamarisco fu coinvolto nel processo ai pedofili, ma venne assolto sia in appello sia in Cassazione. Per i giudici non aveva commesso nessun abuso nei confronti dei minori, ma essendo venuto fuori il suo nome in tribunale per un reato così infamante, il camorrista ha voluto vendicarsi nel peggiore dei modi.

Nella sentenza della Corte di Assise, come riporta il quotidiano la Repubblica, è specificato che è stato proprio Tamarisco a incaricare Alfredo Gallo (già condannato come esecutore materiale dell’omicidio di Matilde Sorrentino) di ammazzare la donna, definita da tutti “mamma coraggio”. I giudici si sono avvalsi della testimonianza di alcuni collaboratori di giustizia e di diverse intercettazioni telefoniche. Per il boss, l’accusa di pedofilia era un’offesa inaccettabile che andava pagata a caro prezzo. Uno dei testimoni di giustizia ha affermato di aver sentito dire a Tamarisco che la Sorrentino doveva essere zittita per sempre. Dalle carte sono emersi anche i particolari dell’omicidio. Il killer, per portare a termine la sua missione, avrebbe percepito 50mila euro.

La somma non è stata quantificata con certezza, ma i giudici hanno fatto riferimento a cospicui versamenti periodici a Gallo, il quale avrebbe speso i soldi in capi d’abbigliamenti firmati e molto costosi. Prima di compiere l’omicidio gli esecutori avevano provato anche a screditare la donna. L’obiettivo era quello di infangarla per rendere le sue accuse poco credibili, ma la sentenza della Corte di Assise ha riabilitato la figura di Matilde Sorrentino, considerata“una gran lavoratrice e dedita alla famiglia”.

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