Guerra al sacchetto di plastica: sequestrati oltre mille chili di shopper in Campania

Oltre 220 le realtà commerciali controllate in Campania nell'ultima settimana e oltre mille chili di buste non conformi sequestrate. Ammontano a circa 110 mila euro le sanzioni contestate a supermercati, negozi, rivenditori e produttori

Sacchetto di plastica

Il Codice dell’Ambiente stabilisce che gli shopper debbano essere riutilizzabili oppure biodegradabili e compostabili. E, affinché possano essere considerati a norma, è necessario che rispettino determinati requisiti. Ma in circolazione sono ancora troppi i sacchetti non conformi. In Campania, nell’ultima settimana, i carabinieri forestali hanno sequestrato mille chili di shopper. È questo il bilancio di un’attività eseguita per verificare il corretto impiego delle buste in materiale plastico biodegradabile e compostabili lungo tutta la filiera. L’operazione è stata predisposta per contrastare condotte irregolari, che risultano ancora molto diffuse. Alcune sono state riscontrate persino in grandi centri di distribuzione di importanti multinazionali.

Oltre 220 le realtà commerciali controllate in Campania. Oltre mille i chili di shopper sequestrati. Ammontano a circa 110 mila euro le sanzioni contestate a supermercati, altri negozi, rivenditori e produttori. Nel corso dei controlli sono stati rinvenuti anche 5 cliché con i loghi utilizzati per la stampa di buste falsificate che, quindi, sarebbero state immesse sul mercato non solo come buste non conformi ma anche contraffate.

Il resoconto che viene fuori dall’attività dei carabinieri conferma come la normativa di settore sia ancora poco rispettata: in commercio l’impiego di borse di plastica è tuttora molto esteso, nonostante il Codice dell’Ambiente preveda per i trasgressori l’applicazione di sanzioni che vanno da un minimo di 2.500 ad un massimo di 25000 euro, e nonostante le campagne di sensibilizzazione contro l’inquinamento ambientale. Stando a quanto emerge da studi di settore – evoca la Forestale - la produzione e successiva immissione sul mercato degli shopper falsi uccide, ogni anno, 100.000 mammiferi marini, come tartarughe, balene, ma anche molti uccelli di mare.

Per contrastare l’impiego di buste di plastica non a norma, i Carabinieri Forestali della Campania si occupano anche di diffondere informazioni sui gravi problemi ambientali generati sia dall’eccessivo uso di plastiche non conformi che dal loro basso tasso di riciclo con conseguente dispersione nell’ambiente. Con lo stesso proposito, ricordano che gli shopper attualmente commercializzabili, sono esclusivamente di tre tipologie: riutilizzabili (trasporto generi alimentari e non, realizzate con un quantitativo variabile di plastica di riciclo), biodegradabili e compostabili (con requisiti di biodegradabilità e computabilità); ultraleggere biodegradabili e compostabili (fornite come imballaggio primario per generi alimentari sfusi). Affinché gli shopper siano conformi alla normativa, è obbligatorio che sugli stessi siano anche indicati: la dicitura “Biodegradabile e compostabile”, il codice riferito alle norme UE, ovvero “UNI EN 13432:2002” e il marchio di un ente certificatore che indica che il prodotto può trasformarsi in compost. Ad esempio, i sacchetti che hanno solo la scritta “Biodegradabile secondo il metodo UNI EN ISO 14855” e i simboli triangolari oppure l’esagono del polietilene, ad alta o bassa densità, non sono a norma di legge.

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