Napoli, arresto cardiaco a 20 anni: l'ambulanza arriva dopo un'ora

Sono aspre le polemiche seguite al decesso della giovane vittima di San Giorgio a Cremano

Napoli, arresto cardiaco a 20 anni: l'ambulanza arriva dopo un'ora

Si sono svolti ieri mattina, domenica 5 gennaio, i funerali di Rosa Abate, 20enne di San Giorgio a Cremano spentasi sabato a causa di un arresto cardiaco nella sua casa. Intorno alla sua morte si è subito scatenata un'aspra polemica circa i ritardi dei soccorsi. Infatti, secondo quanto afferma Mario Balzanelli, presidente nazionale del Sis 118, l'ambulanza sarebbe arrivata dopo circa un'ora dalla chiamata. A confermarlo anche la testimonianza dei familiari della giovane vittima. Un episodio increscioso non dettato da una direzione inadeguata del sistema o da un disimpegno degli operatori, ma conseguenza della carenza dei mezzi operativi sul territorio. Nel caso specifico l'ambulanza giunta a San Giorgio a Cremano era partita dall'area di Nola poiché gli altri mezzi erano già tutti impegnati. Il tempo, così, si è inesorabilmente dilatato e l'arresto cardiaco che ha colpito la ragazza è stato fatale. Salvatore Criscuolo, tuttavia, fornisce una ricostruzione differente. Secondo il responsabile 118 dell'Asl Napoli, infatti, non solo l'ambulanza è arrivata dopo 22 minuti, ma ne sono giunte addirittura due. Una da Marigliano e l'altra dal capoluogo campano.

Criscuolo pone altresì l'accento sul sovraccarico delle richieste e sulla cattiva usanza di rivolgersi al 118 quando non esiste una reale necessità. Le ambulanze non stanno ferme un minuto nonostante gli operatori dirottino il 40 per cento delle chiamate e spesso, a suo dire, i mezzi sono bloccati in ospedale poiché utilizzano le barrelle per assistere i pazienti, non essendovene altre a disposizione. Carenze inaccettabili che purtroppo determinano gli esiti infausti dei soccorsi. Una situazione questa penosa anche per il sindaco di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno che chiederà al direttore generale dell'Asl 3 di utilizzare qualsiasi mezzo, con scelte drastiche se necessario, pur di garantire la salute dei cittadini. Un'impresa ardua considerato che i pensionamenti e gli spostamenti degli operatori hanno ridotto all'osso il personale del 118, costretto a far fronte alle richieste di un territorio vasto anche con ambulanze prive di medico a bordo. Le inevitabili tensioni, secondo Zinno, si riverberano sul personale sanitario che, nonostante il lavoro compiuto con abnegazione e competenza, diventa capro espiatorio. Spesso, infatti, medici e infermieri, sono esposti alle rivendicazioni di familiari e amici che vedono la vita dei propri cari in pericolo a causa dei servizi scadenti.

Sulla morte di Rosa stanno indagando gli agenti della polizia municipale di San Giorgio, guidati dal maggiore Attilio De Vita. Gli stessi, dopo aver ricevuto una telefonata anonima la quale parlava di un decesso conseguente ad un incidente stradale, hanno appurato che i fatti erano andati diversamente. La vittima, sottopostasi lo scorso anno a un intervento chirurgico, è stata stroncata da un arresto cardiaco. A chiamare il 118 la madre. I vicini invece, attirati dalle urla provenienti dall'abitazione, hanno allertato polizia e carabinieri. "Al di là delle possibilità concrete di sopravvivenza rispetto alla natura e all'entità dell'evento - conclude Balzanelli - rimane che in caso di codice rosso l'arrivo presso il paziente di un mezzo di soccorso del 118 con a bordo personale sanitario in grado di fare diagnosi e terapia di emergenza deve essere immediato, entro 8 minuti dalla chiamata in centrale operativa in area urbana e 20 dalla chiamata in area extraurbana". Si ricordi che in paesi come l'Italia l'arresto cardiaco ha un incidenza annuale pari a un caso ogni mille abitanti e una mortalità elevata. Il tasso di sopravvivenza, in assenza di qualsiasi trattamento terapeutico, è del due per cento.

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