Spararono davanti ai bambini, arrestati in tre a Brusciano

Arrestati tre soggetti ritenuti affiliati a due clan di camorra che si contrappongono a Brusciano. In un video il bacio sulle labbra tra due affiliati al clan Rega, il sodalizio in guerra da tre anni con il clan Palermo

Spararono davanti ai bambini che stavano giocando. Era la domenica delle Palme. In pieno giorno, il 14 aprile scorso, all’ombra dei palazzoni popolari del rione 219 di Brusciano, iniziò lo scontro a fuoco che rischiò di ammazzare anche degli innocenti. Rimase ferito un pregiudicato 33enne del posto. Oggi, per quell’episodio, sono stati arrestati tre soggetti ritenuti appartenenti a due clan di camorra che a Brusciano si stanno affrontando dal 2017.

I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Castello di Cisterna hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei 3 indagati. Sono accusati di tentato omicidio e porto illegale di armi da fuoco, reati su cui pesa l’aggravante del metodo mafioso. Il provvedimento restrittivo è stato disposto dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, all’esito di indagini eseguite dai militari dell’Arma della Sezione operativa di Castello di Cisterna.

L’attività investigativa ha confermato lo stampo camorristico dell’agguato, fin da subito inquadrato nell’ambito della faida tra i due clan che dal 2017 si contendono gli affari illeciti a Brusciano. Erano più o meno le 17, quel giorno, quando iniziarono a sentirsi le pistolettate. Da poco era terminato un servizio del reporter di Striscia La Notizia, Vittorio Brumotti, sullo spaccio di droga nella zona. I carabinieri e le telecamere erano andati via da meno di un’ora, quando cominciò l’inferno di fuoco. Quindici i colpi di pistola che furono esplosi in strada, mettendo a rischio non solo la vita dei bambini che stavano giocando, ma anche quella di chi solitamente si attarda davanti al bar del posto e lungo il piazzale dove furono trovati i numerosi bossoli espulsi dalle armi, alcuni dei quali finirono per forare anche delle auto in sosta, per fortuna vuote.

Il lavoro degli investigatori dell’Arma ha permesso di accertare che ad aprire il fuoco furono due soggetti ritenuti appartenenti al sodalizio camorristico “Clan Palermo”, oggi raggiunti dall’ordinanza cautelare. Con loro, è finito in carcere anche una terza persona considerata parte del clan contrapposto dei Rega, che in quel frangente, sulla base della ricostruzione dell’accusa, intervenne a difesa della vittima dell’agguato rispondendo al fuoco. Una delle pistole usate nella sparatoria è stata rinvenuta nel corso dell’attività investigativa ed è stata attribuita, grazie ad accertamenti dattiloscopici, ad uno dei soggetti arrestati oggi.

Le indagini hanno permesso non solo di acclarare il movente dell’agguato e di identificare i presunti autori della sparatoria, ma anche di certificare per la prima volta l’esistenza di un sodalizio camorristico denominato “Clan Palermo”, operante nel comune di Brusciano e limitrofi in contrapposizione al clan “Rega” storicamente egemone nell’area, un clan già riconosciuto come tale sul territorio, dall’inizio della faida che ha messo in ginocchio Brusciano con sparatorie e bombe, e che ha fatto registrare dei feriti e un morto ammazzato.

Gli arresti di oggi seguono altri provvedimenti che negli ultimi tre anni sono stati eseguiti dai carabinieri sul territorio e che hanno permesso di catturare anche i due soggetti ritenuti all’apice delle due organizzazioni camorristiche: Tommaso Rega, alias o’Chirichiell, e Francesco Palermo, il primo condannato recentemente in primo grado per estorsione, il secondo in attesa della prima udienza del processo in cui dovrà essere giudicato per aver tentato di estorcere soldi a una pescheria dietro minacce.

Gli arresti e i sequestri, però, non hanno fermato lo spaccio di droga, che proprio tra i palazzi della 219 procede a gonfie vele. Il viavai dei tossicodipendenti è continuo, ad ogni ora del giorno. Lo spaccio avviene davanti ai bambini, molti dei quali sono figli di chi in quella vendita risulta coinvolto come capo di una piazza, come pusher o vedetta. E mentre i reggenti dei clan sono i carcere, nonostante il lavoro di forze dell’ordine e procura per debellare le attività camorristiche, chi resta fuori continua a gestire gli affari sporchi e a sugellare alleanze e rapporti di fiducia, anche con quei modi eclatanti a cui tipicamente ricorrono i camorristi, come il bacio sulle labbra tra due affiliati al clan Rega, un bacio che è stato immortalato in un video pubblicato senza remore sui social e che è finito nelle mani degli investigatori.

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