Napolitano sponsorizza il made in Italy tra le "tigri" dell'Estremo Oriente

Visita di Stato del presidente della Repubblica in Corea del Sud e Giappone. A Seul, che l'anno prossimo guiderà il G20, cercherà intese per uscire dalla crisi e per rilanciare l'intescambio. A Tokio vedrà l'imperatore Akihito e il nuovo leader progressista Hatoyama

Un sorriso e un cenno veloce con la mano. Giorgio Napolitano non concede altro ai giornalisti che lo aspettano nell'atrio dell'hotel Hyatt di Seul, prima tappa del suo viaggio in Estremo Oriente, dove resterà quasi una settimana. Il capo dello Stato, che alla partenza da Ciampino ha passato ufficialmente le consegne al suo «supplente», il presidente del Senato Renato Schifani, ha messo così molte migliaia di chilometri con l'Italia e non sembra aver alcuna intenzione di intervenire sulle polemiche di casa nostra.
Del resto la sua agenda in questi giorni è piuttosto fitta. La visita di Stato in Corea del Sud, spiegano al Quirinale, è «una testimonianza di attenzione a un Paese asiatico che sta conquistando un crescente ruolo internazionale»: Napolitano è il primo presidente della Repubblica italiana a recarsi formalmente a Seul. Gli incontri ufficiali con il suo collegae coreano Lee Myung-bak, nelle prossime ore, si propongono anche di aprire la strada a relazioni economiche e commerciali più consistenti. Con il capo dello Stato ci sarà il ministro degli Esteri Franco Frattini. Insieme inaugureranno la nuova sede dell'ambasciata d'Italia a Seul.
Dalla Corea del Sud, impegnata in un difficile dialogo di pace con i cugini comunisti del Nord, mercoledì Napolitano si sposterà in Giappone, dove si fermerà fino a sabato. A Tokyo parteciperà all'assemblea dell'Italy-Japan Business Group, incontrerà l'imperatore Akihito e il primo ministro in pectore Yukio Hatoyama, il leader del Partito Democratico (DpJ) vincitore delle storiche elezioni del 30 agosto che hanno visto sconfitto dopo 54 anni il Partito Liberaldemocratico. Hatoyama, che ha recentemente ricordato di avere iniziato la carriera politica una decina d'anni fa rifacendosi all'idea di «Ulivo mondiale» lanciata da Romano Prodi, riceverà l'incarico proprio mercoledì e Napolitano sarà il primo capo di Stato a incontrarlo.
Sia in Corea che in Giappone Napolitano potrà quindi valutare gli effetti politici ed economici della nuova crisi finanziaria internazionale sui paesi del sud est asiatico, estranei al modello di welfare europeo, che negli scorsi anni hanno rivelato tassi di crescita più alti di quelli europei. Basta dire che Seul si vanta di aver portato il reddito pro-capite dal 1960 al 2008 da 79 a 22.000 dollari.
In questo quadro la tappa a Seul ha un'importanza particolare. Corona una relazione speciale che si è stabilita in questi anni fra i due Paesi sul piano economico e politico. La Corea del Sud (separata politicamente e ideologicamente fin dal 1948 dalla Corea del Nord) è una delle «tigri asiatiche» protagoniste negli anni 70-80 di un clamoroso sviluppo economico ed è stato, in quel gruppo, il Paese che meglio di altri ha superato la drammatica crisi finanziaria del 1997. Con l'Italia ha un interscambio di 7,7 miliardi di dollari, sostanzialmente equilibrato e suscettibile di notevole sviluppo, anche perchè, spiega l'ambasciatore Massimo Andrea Leggeri, «oltre a un grande interesse per lo stile e la cultura italiana, e in particolare per la musica lirica, che sono trainanti, c'è l'interesse a creare partnership con l'Italia nel settore delle tecnologie». Sono in atto varie iniziative per rafforzare la reciproca conoscenza. Ad esempio a Incheon, la città a un'ora e mezza da Seul che ospita il progetto «Milano Design city», Napolitano inaugurerà il palazzo della Triennale d'Arte di Milano.
La Corea del Sud è la patria del colosso Hyundai, dai cui vertici proviene l'attuale presidente Lee Myung-bak, che portato in politica un piglio imprenditoriale. Ma il nuovo leader, eletto nel 2008 con un rovesciamento del fronte progressista, si è trovato a fare i conti la nuova crisi economica e le sue pesanti ripercussioni sui ceti medi. Questo, il suo decisionismo e altri problemi, hanno eroso la sua popolarità del 40% e lo hanno indotto nei giorni scorsi a insediare un nuovo governo.
Tra Roma e Seul c'è sintonia su molti temi internazionali, dalla riforma dell'Onu alla gestione delle crisi internazionali (la Corea partecipa alla forza multinazionale in Libano e al pattugliamento navale al largo della Somalia). La Corea è inoltre la patria di Ban Ki-moon, segretario generale dell'Nazioni Unite dal 2006, fa parte dell'Ocse e del G20, e si prepara ad assumerne la presidenza per il prossimo anno. Inoltre nel 2012 ospiterà l'Expo.
L'Italia sostiene le iniziative per la distensione nei rapporti con Pyongyang, lanciate nel 2003 con la «politica del sorriso» avviata dal predecessore di Lee Myung-bak e che va avanti fra alti e bassi. Superata appena due settimane fa, con la mediazione di Bill Clinton, la crisi dovuta alla condanna e alla detenzione in Corea del Nord di due giornaliste americane, ne è già sorta una nuova per le dichiarazioni bellicose di Pyongyang (l'annuncio di avere completato l'ultima fase del processo per l'arricchimento di uranio) e per una inondazione al confine dovuta allo svuotamento non annunciato di una diga, che ha causato sei morti sud coreani.