"La situzione è molto critica. Il bambino ha un'insufficienza multiorgano": sono queste le ultime informazioni sulle condizioni del bambino napoletano al centro del caso del cuore "bruciato". Nell'ultimo bollettino medico diffuso dal Monaldi, il quadro clinico registra “un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. "Oggi sta molto male. siamo lì a continuare a tutelarlo, non ad abbandonarlo", ha detto Antonio Corcione, capo del dipartimento dell'area critica rianimazione non pediatrica del Monaldi. "La mamma è una persona amabilissima ed è lì vicina al bambino. Siamo tutti sconvolti per questa cosa, io che pure non ho partecipato a questo percorso sono sconvolto. Come capo di dipartimento che lavora in questa azienda, come medico, come padre, come nonno sono sconvolto. Dal punto di vista umano siamo sconvolti", ha aggiunto.
Il piccolo era stato sottoposto due mesi fa a un intervento per l’impianto di un organo risultato poi compromesso. Un caso di rilevanza mediatica che ha sollevato interrogativi e acceso un dibattito medico e giudiziario. Da allora il bambino è rimasto ricoverato, sostenuto dall’Ecmo, il macchinario che garantisce ossigenazione e circolazione extracorporea, mantenendolo in vita.
La terapia palliativa: che cosa succede ora
Intanto, si è conclusa la riunione tra l’équipe medica del Monaldi, la famiglia e i legali del minore. I medici hanno illustrato nel dettaglio la nuova strategia terapeutica, alla luce di una prognosi definita infausta e dell’impossibilità di procedere a un secondo trapianto.
La linea condivisa prevede l’alleviamento delle sofferenze e la sospensione dell’accanimento terapeutico. L’Ecmo non verrà disattivato – scelta che avrebbe effetti immediatamente letali – ma saranno eliminate le terapie ritenute non più necessarie, come la microfiltrazione del sangue. Il nuovo percorso verrà ora programmato e applicato secondo quanto concordato con i familiari.
In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, duqnue, al paziente "saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell'ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici", fa sapere l'ospedale.
Nessun accanimento: il bimbo è sedato
"Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina. Il bambino è sedato, collegato all’apparecchio. Facciamo una terapia che abbiamo condiviso con il medico legale della famiglia, con la mamma, per tutelare il più possibile il bambino", ha detto ancora il dottor Antonio Corcione, specificando che non fa parte dell'equipe che ha seguito il caso del piccolo di 2 anni. "La situazione è critica ma noi stiamo applicando una legge dello Stato del 2017 che tutela il paziente e, con i genitori, abbiamo condiviso la terapia da fare. È una legge dello Stato - ha affermato - Il bambino non soffre, è sedato e collegato alla macchina, è come fare una anestesia generale. È garantito che il bambino non ha dolore".
"Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie", ha aggiunto."Stiamo facendo l’indispensabile, stiamo tutelando il piccolo. L’Ecmo continua ad essere fondamentale ma dopo tanti giorni porta comunque altre cose, alternative non ce n’erano. Io condivido pienamente quello che è stato fatto dai colleghi", ha affermato. Corcione ha ricordato che il Monaldi ha una storia che conta "oltre 500 trapianti". Nel caso del bimbo di due anni "sappiamo tutti che cosa è successo, il ghiaccio secco ha creato questa situazione. Quale sia stato il percorso non lo so".
"Le speranze sono fievolissime, la situazione è critica e siamo lì a continuare a tutelare il piccolo, non ad abbandonarlo. La mamma è lì vicino al bambino, siamo tutti sconvolti per questa cosa", ha concluso Corcione.