Ci sono alcuni nodi sul tavolo degli esperti che oggi dovranno prendere una decisione in merito al trapianto del cuoricino al piccolo ricoverato al Monaldi di Napoli, dopo che a dicembre gli è stato trapiantato un cuore "bruciato". Si tratta del tempo trascorso in lista d'attesa d'urgenza, del peso corporeo e della compatibilità del gruppo sanguigno.
A pesare è però innanzitutto la condizione generale in cui versa a circa due mesi dal primo intervento e dopo il lungo periodo di circolazione extracorporea Ecmo cui è stato sottoposto. Gli esperti che si riuniranno oggi a Napoli dovranno dunque valutare vari elementi, a partire innanzitutto dal quadro clinico del piccolo e dalla sua compatibilità con l'esecuzione dell'intervento. Se fosse stabilito che il bambino è nelle condizioni cliniche di poter ricevere un nuovo trapianto, allora entrerebbero in gioco altri fattori determinanti, dal momento che ci sono anche altri bambini in lista per lo stesso cuore resosi disponibile nella tarda serata di ieri. Il primo criterio da valutare per l'assegnazione dell'organo sarebbe, sulla base dei protocolli in vigore, il tempo per il quale i piccoli pazienti sono stati nella lista urgente di attesa per un trapianto.
Esistono infatti tre classi di gravità. Nella classe 1, definita di emergenza nazionale, sono compresi i pazienti ricoverati con almeno uno dei seguenti dispositivi: forme di assistenza ventricolare a breve termine (pompa centrifuga extracorporea, pompa meccanica, Ecmo); assistenza ventricolare sinistra con complicazioni legate al supporto quali tromboembolismo, infezioni del device, disfunzione meccanica e/o aritmie ventricolari (con instabilità emodinamica); assistenza biventricolare; cuore artificiale totale; dipendenza da ventilazione meccanica. Il piccolo rientra appunto in questa classe, essendo sottoposto ad Ecmo. Il secondo criterio riguarda il peso corporeo: più simile è a quello del donatore dell'organo, maggiore è la compatibilità per il trapianto. Il terzo criterio è la compatibilità del gruppo sanguigno: anche se il gruppo sanguigno di donatore e ricevente non fosse identico, la compatibilità è comunque possibile in molti casi, così come nelle trasfusioni di sangue. Dal momento che l'ospedale Monaldi ha ufficializzato la disponibilità di un cuore, ciò implica che il criterio della compatibilità sanguigna nel caso del piccolo Domenico è assodato, così come per gli altri piccoli che potrebbero eventualmente ricevere lo stesso organo.
Il nodo sarà dunque valutare le condizioni generali di Domenico e - se queste fossero compatibili
con l'esecuzione del trapianto - stabilire quale dei piccoli pazienti in attesa risponda al meglio ai criteri per un esito positivo del trapianto stesso, stante che tutti rientrano comunque in una condizione di urgenza.