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"Consumata dalla chemio per un tumore che non c’era". il calvario di Daniela Montesi

Le terapie sbagliate hanno compromesso in modo irreversibile il suo sistema immunitario, stravolgendo la sua salute e la sua vita professionale. La testimonianza della donna

"Consumata dalla chemio per un tumore che non c’era". il calvario di Daniela Montesi
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"Mi sento una donna finita". È una frase dura, carica di dolore, quella con cui Daniela Montesi, 65 anni, di Pontedera, racconta la sua storia a La Stampa. Una vicenda fatta di diagnosi sbagliate, cure invasive inutili e conseguenze sanitarie irreversibili. Nonostante la recente sentenza della Corte d’appello di Firenze, che ha riconosciuto un risarcimento complessivo di 470 mila euro a suo favore, il suo calvario non è finito.

"Avrei voluto essere davanti ai giudici per far vedere loro come sto davvero – racconta – ma ero ricoverata in ospedale, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle terapie sbagliate".

Una diagnosi errata e anni di cure inutili

Per oltre quattro anni, Daniela Montesi è stata sottoposta a chemioterapia, cortisone, steroidi e farmaci monoclonali all’ospedale Santa Chiara di Pisa. I medici le avevano diagnosticato un linfoma intestinale in fase avanzata, una patologia che, come sarebbe emerso successivamente, non esisteva.

Tutto ebbe origine da un prelievo di midollo effettuato nel 2006 all’ospedale di Volterra e inviato a Pisa per ulteriori analisi. Alcuni parametri incerti vennero interpretati come certi e portarono alla diagnosi di un linfoma di tipo Malt a localizzazione intestinale. Da lì, l’inizio di cure antitumorali aggressive, protratte per anni.

La scoperta: il linfoma non c’era

La verità emerse solo nel 2011, quando una biopsia eseguita all’ospedale di Genova escluse la presenza del linfoma. Ma a quel punto, come sottolinea Daniela Montesi, "il danno era già fatto". "Ho smesso le cure a maggio del 2011, ma da lì è iniziato il vero inferno – spiega –. Le conseguenze si sono manifestate subito e continuano ancora oggi. Il mio organismo è stato devastato".

Un sistema immunitario distrutto e una vita stravolta

Le terapie antitumorali, assunte senza che ce ne fosse reale necessità, hanno compromesso in modo grave e permanente il sistema immunitario della donna. "Farmaci che avrebbero dovuto essere somministrati per un periodo limitato – racconta – li ho presi per anni. Hanno rovinato il mio corpo".

Le ripercussioni non si sono fermate alla salute. Daniela Montesi ha perso anche il lavoro: faceva l’assicuratrice a Pontedera, ma le sue condizioni fisiche hanno portato al ritiro della patente di guida, rendendo impossibile continuare l’attività professionale.

La battaglia legale contro l’ospedale di Pisa

Dopo una prima mediazione stragiudiziale fallita, nel 2020 Daniela Montesi ha citato in giudizio l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa. Nel 2024 il giudice civile aveva stabilito un primo risarcimento di 285 mila euro, ritenuto però insufficiente.

L’avvocata Sonia Ticciati, legale della donna, ha presentato ricorso. La Corte d’appello di Firenze ha riconosciuto la personalizzazione del danno e ha innalzato l’invalidità permanente dal 40 al 60%, portando il risarcimento complessivo a 470 mila euro, oltre alle spese processuali e ai costi per il consulente medico-legale.

“I soldi non mi restituiscono la salute”

Nonostante il riconoscimento economico, Daniela Montesi non riesce a trovare sollievo. "Cosa può importarmi dei soldi in più – dice – se non c’è ancora un modo per farmi stare bene?".

Negli ultimi mesi è stata ricoverata a lungo per affrontare nuove e gravi complicazioni,

tra cui malattie rare legate all’indebolimento del sistema immunitario. "Sono stanca – conclude –. Questa sentenza non cancella quello che ho perso. Né il dolore, né la paura, né la mia salute".

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