Il caso Sea-Watch 3 continua a far discutere per il risarcimento di 76mila euro imposto dal Tribunale di Palermo allo Stato. I fatti sono quelli noti del 2019, quando a giugno la nave condotta da Carola Rackete ha speronato le motovedette della Guardia di finanza, forzando il blocco navale per sbarcare i migranti a Lampedusa. La nave venne sequestrata e a settembre, tre mesi dopo, la Ong tedesca fece opposizione alla procura di Agrigento senza però ottenere risposte. In base alla legge attuale, che riconosce il principio del silenzio-accoglimento, si è delineata la cessazione automatica del sequestro. Ed è da qui che nasce l’obbligo di risarcimento: non da un fermo illegittimo ma da una mancanza di comunicazione.
Ilaria Salis, pensando di aver trovato l’ennesimo argomento sul quale attaccare il governo e Matteo Salvini, ci scrive un post, sostiene che “Il soccorso e la messa in sicurezza in un porto sicuro di 53 naufraghi da parte dell’Ong sono stati pienamente conformi alla legge. Per questo l’organizzazione dovrà ora essere risarcita per il sequestro - questo sì illegittimo - dell’imbarcazione”. Ma il dispositivo non dice questo, e non lo dice nemmeno il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, che in questi giorni ha rilasciato numerose interviste: “Si tratta di un provvedimento di risarcimento del danno perché un sequestro che era diventato inefficace non ha comportato l'immediata restituzione di una nave”. Il giudice ha anche spiegato che “in quel processo la Sea Watch chiedeva anche il risarcimento per il danno d'immagine, per il trattenimento della nave e per la mancata operativita' della nave per i soccorsi nel Mediterraneo. Quella richiesta è stata rigettata dal giudice”. La verità dei fatti è quasi opposta rispetto a quella che Salis cerca di costruire con una narrazione di comodo.
Una narrazione che, per altro, sbaglia anche obiettivo: “Forse sarebbe giusto far pagare Salvini e non i contribuenti italiani”. Così scrive Salis a corredo della sua fallace ricostruzione dei fatti, che non tenendo conto della verità giudiziale, non le permette di riconoscere i fatti che generano poi il risarcimento hanno origine a settembre, per la precisione il 21 settembre 2019, quando la Ong presenta opposizione e non ottiene risposte dalla prefettura di Agrigento. Quello è stato l’anno della caduta del governo Conte I e dell’inizio del Conte II: il sequestro della nave, sul quale il Tribunale di Palermo non si è espresso per la causa risarcitoria, è avvenuto il 29 giugno quando al ministero dell’Interno sedeva il ministro Matteo Salvini. Ma i fatti che hanno determinato il risarcimento si sviluppano dal 21 settembre in poi quando, dal 2 di quello stesso mese, al Viminale sedeva il ministro Luciana Lamorgese.
Tutto quanto scritto dopo questi due macro errori da parte di Salis nel suo comunicato perde di qualunque significato e valore, perché parte da presupposti sbagliati che spostano la centratura della critica su bersagli sbagliati.
Sarebbe bastato leggere le dichiarazioni del presidente del Tribunale di Palermo, o i tanti articoli che sono stati scritti sul tema, per evitare di cadere in errori così grossolani su una decisione che, comunque, ha generato non poche polemiche.