Il lavoro delle squadre antiterrorismo nel nostro Paese è incessante e capillare, necessario per prevenire potenziali pericoli per la sicurezza nazionale. È grazie a questo lavoro che in queste ore a Firenze si è potuta compiere un’operazione che ha portato all’arresto di un minorenne, indagato per il reato di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Il 15enne tunisino si trova in Italia da circa 3 anni e già nello scorso mese di ottobre, per la medesima fattispecie di reato, è stato destinatario della misura cautelare del collocamento in comunità. In queste ore, su disposizione del tribunale per i minori, è stato affidato in custodia in Istituto penale minorile, a fronte dell’esito negativo della messa alla prova.
La misura alternativa alla comunità è stata disposta per lui lo scorso marzo ma fin dal giorno successivo, come evidenziano gli investigatori, attraverso profili social associati ad una nuova utenza a lui intestata, ha nuovamente iniziato ad interagire con account social in uso a soggetti affiliati al Daesh. Le forze dell’ordine hanno monitorato attentamente la sua attività online in questi mesi, cercando di capire come si muovesse e quali fossero i suoi obiettivi, fino a quando nei giorni scorsi, su richiesta della Digos di Firenze, il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni di Firenze ha emesso un nuovo decreto di perquisizione. Ciò che è emerso dall’attività del 15enne viene definito “inquietante” dagli investigatori, perché in alcuni messaggi il tunisino si è dichiarato pronto ad agire, ricevendo istruzioni dall’interlocutore sulla tipologia di luogo da scegliere per compiere l’azione e mostrandosi interessato alla ricerca di armi.
Il Gip, a fronte delle risultanze investigative, condividendo le valutazioni della procura dei Minori, e ritenendo che il minore sia un soggetto pericoloso capace di commettere atti gravi, ha ritenuto di applicare allo stesso la misura cautelare della custodia.
Per il momento non sono emersi elementi che fanno ipotizzare l’appartenenza del minore a una rete di affiliazione in Italia, tutti i suoi contatti sono stati con soggetti residenti all’estero, ma le indagini sono ancora in corso per valutare anche questo aspetto. Non è il primo minore che arriva alla radicalizzazione e che viene fortunatamente fermato dai Servizi italiani e dall’apparato di sicurezza dello Stato.