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"Quando ti danno le ferie?". Gli spacciatori come in azienda: le intercettazioni

A Secondigliano lo spaccio su turni e riposi programmati. Arrestate 11 persone: cosa è emerso

"Quando ti danno le ferie?". Gli spacciatori come in azienda: le intercettazioni
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L’attività di spaccio smantellata dalla Polizia di Stato nel Rione Berlingieri di Secondigliano, alla periferia di Napoli, funzionava su turni serali e diurni, con anche la programmazione delle ferie per gli affiliati, in modo da garantire la continuità degli affari. È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare emessa ieri dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 11 persone ritenute legate all’organizzazione criminale che gestiva la vendita di droga, per lo più cocaina, riconducibile al gruppo Carella, una diramazione del Clan Licciardi.

La moglie del pusher: “Quando ti danno le ferie?”

Come ricostruito dagli investigatori, a coordinare l’attività di spaccio sarebbe stato Antonio Bruno, detto “Tonino 111”, il cui compito era quello di mantenere costante il flusso della compravendita di droga 24 ore su 24, senza interruzioni. Tra gli indagati, uno dei più esperti copriva anche le ore notturne da casa, servendosi di un “paniere” per calare le dosi in strada agli acquirenti. Dalle intercettazioni è emerso che anche le ferie estive rischiavano di saltare a causa del surplus lavoro. In una conversazione risalente al 2022, la moglie del pusher avrebbe manifestato preoccupazione per la possibilità che al marito fossero negati i “tre giorni di vacanza” accordati in precedenza, sottolineando come “gli altri si sono fatti la villeggiatura”, mentre lui non sarebbe mai riuscito a fare una pausa negli ultimi tre anni.

L’operazione

Gli arresti eseguiti ieri sono il risultato di un’operazione condotta tra marzo del 2022 e maggio del 2023 dalla Squadra Investigativa del commissariato di Secondigliano, guidata dal vicequestore Tommaso Pintauro, che ha ricostruito la struttura e la gestione dell’attività di spaccio nel Rione Berlingieri. Il giro d’affari, stimato per un valore complessivo di circa 280 mila euro l’anno, serviva per sostenere le casse dei clan, finanziare attività illecite e garantire la sussistenza agli affiliati e alle loro famiglie. La droga veniva nascosta anche nei giardini pubblici di via Monte Faito, utilizzati come deposito a cielo aperto. La piazza di spaccio, attiva da circa 30 anni, operava su due livelli: la vendita diretta sul posto e le consegne su ordinazione telefonica. Antonio Bruno, colui che avrebbe gestito gli affari, tra i destinatari delle misure cautelari, puntava su prezzi concorrenziali e su un sistema di “controsorveglianza”: i membri dell’organizzazione dovevano controllare i poliziotti impegnati nelle indagini, monitorando i loro spostamenti e pedinandoli.

L’escamotage, però, si è rivelato inefficace, poiché gli indagati non avevano messo in conto di essere intercettati. Grazie alle intercettazioni, infatti, gli investigatori sono riusciti a identificare le persone coinvolte a vario titolo nell’organizzazione e arrestarle.

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