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"La differenza tra noi è che...". Così Renzi annienta Travaglio

Marco Travaglio pensava di attaccare Renzi ma il suo affondo è stato un clamoroso autogol: così Renzi rimette al centro la verità

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Da Marco Travaglio è arrivata l'ennesima bordata contro Matteo Renzi. Il direttore de Il Fatto Quotidiano, da quando il senatore è diventato direttore editoriale de Il Riformista ha estratto l'artiglieria pesante tentando ogni modo per screditare e attaccare Renzi. L'ultimo editoriale pubblicato sul giornale di Travaglio è l'ennesima dimostrazione in tal senso di una metodica e puntuale operazione de Il Fatto Quotidiano, che stavolta ha però preso un grande abbaglio, tirandosi, come si suol dire, "la zappa sui piedi".

Forse forte della causa vinta contro il senatore, Travaglio si è dimenticato del suo passato e ha utilizzato il presente di Renzi per lanciare, secondo lui, un attacco senza sconti. "Non tutti sanno che c’è un giornale, più che altro un ciclostile, con un editore imputato, Alfredo Romeo, e un direttore editoriale imputato, Matteo Renzi: il Riformista", scriveva questa mattina nel suo editoriale Travaglio. "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", si legge nel Vangelo secondo Giovanni: 8:7, che probabilmente il direttore de Il Fatto Quotidiano non ha mai letto.

Anzi, sicuramente non l'ha mai letto, visto che ha preteso di fare la morale a Renzi senza guardare le sue spalle. "Il Riformista ha un direttore imputato, il Fatto Quotidiano ha un direttore condannato: orgogliosi di essere diversi, anche in questo", ha replicato il senatore, che non si è tirato indietro davanti all'accusa di Travaglio. "Come noto sono davanti al giudice dell’udienza preliminare per Open. Il Fatto Quotidiano invece è guidato da un direttore pregiudicato che si chiama Marco Travaglio", ha ricordato l'ex premier a quanti potrebbero aver dimenticato questo passaggio fondamentale per spiegare l'assurdità delle mosse di Travaglio.

Il direttore de Il Fatto Quotidiano, infatti, come spiega Renzi, "è stato condannato penalmente in via definitiva, cosa che io non sarò mai. Ma non è per questo che lo disistimo. Lo disistimo per il suo carico di odio che tutte le sere esprime in TV contro chi non la pensa come lui". Tutto è partito dall'editoriale in cui Matteo Renzi spiegava le sue mosse sul processo in cui è imputato, ribadendo che si sarebbe presentato in tribunale a Firenze ma anche che "Questo giornale non è il luogo della mia difesa. Mi difendo da solo". Parole che hanno evidentemente accecato Travaglio, sceso in campo per l'ennesimo assalto.

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