Attenzione a certi commenti postati sui social, perché potrebbero costare caro. Ne sa qualcosa un 76enne di Salgareda, querelato per diffamazione da Andrea Scanzi. Il giornalista, infatti, non ha gradito un certo messaggio lasciato su Facebook dall'anziano.
Stando a quanto riferito fino ad ora, tutto è nato da un commento alla trasmissione "In altre parole", che va in onda su La7. Fra i commenti alla puntata, ne è comparso uno che Scanzi ha ritenuto offensivo. Non si sarebbe trattato, dunque, di una critica costruttiva, quanto piuttosto di un insulto. Pare infatti che sia stato usato un epiteto piuttosto irrispettoso.
Da qui la richiesta di rimozione del post, oltre che di risarcimento.
Alle accuse mosse dal giornalista ha però risposto l'avvocato dell'anziano, che ammette l'esistenza del post offensivo, ma sottolinea anche il fatto che il 76enne si è poi scusato. "Sulle responsabilità non ci sono dubbi, anche se poi questa situazione mi ha portato ad alcune riflessioni", ha dichiarato l'avvocato, come riportato da Il Corriere.
Oltre a ciò, è importante sapere che ci sarebbe stato un precedente.
"La prima volta era in merito a un suo intervento alla Zanzara, e per la quale ci erano stati chiesti 7.500 euro. Questa volta solo 2.500. A parte dunque il tariffario, che penso sia legato alle visualizzazioni del commento, mi chiedo che cosa spinga un giornalista così famoso a ricorrere con insistenza alla richiesta dei danni", ha aggiunto il legale, che annunciato la volontà di portare avanti la controversia, se sarà necessario.
Del resto, sappiamo da tempo che Andrea Scanzi ha scelto la linea dura ed è intransigente quando si tratta di certi commenti pubblicati sui social ai suoi danni. "La gente si vede arrivare la querela, prende paura perché sa di essere nel torto e mi paga una quota per non andare a processo", ha affermato il giornalista in un video su YouTube.
Occhio, quindi, a cosa si decide di postare sui social, perché c'è chi non è
disposto a lasciar correre. "Deve servire da monito a tutti, se un pensiero non è condiviso, parlane con degli amici, ma non scrivere nulla sui social, perché il danno che si crea è davvero enorme", ha concluso l'avvocato.