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Nazionale

Svolta sulla morte di David Rossi: “È stato ucciso dalla ’ndrangheta”

Il presidente della commissione d’inchiesta dopo la perizia dei Ris sui passanti visti nel vicolo dove il manager agonizzò prima di morire: hanno impedito i soccorsi dopo essere scesi dal suo ufficio. La pista che porta alla banca del Mantovano legata alla cosca Grande Aracri

David Rossi

«È stata la ’ndrangheta a uccidere David Rossi, con un commando di diverse persone che l’hanno prima aggredito, l’hanno lasciato cadere e poi hanno impedito che venisse soccorso». La tesi choc è di Gianluca Vinci (Fdi), presidente della commissione d’inchiesta sul manager Mps volato dalla finestra del suo ufficio a Siena il 6 marzo 2013 arriva dopo l’ennesima perizia dei Ris presentata oggi. Secondo i carabinieri «a partire dalle ore 20.04 è stata documentata la presenza di una o più persone all’imbocco del vicolo di Monte Pio in fondo al quale il corpo fu ritrovato». dicono i consulenti della Commissione, dal tenente colonnello Adolfo Gregori a Luca Gasparollo, comandante della sezione di intervento operativo del Ris dell’Arma dei Carabinieri di Roma e a Federico Zomparelli, comandante della sezione di fonica e audiovideo del Ris dell’Arma dei Carabinieri di Roma.

Come aveva anticipato il Giornale e il Tg1 nel video dell’agonia dell’ex manager si potrebbero vedere anche gli autori materiali dell’aggressione, giacché il loro arrivo è dopo 4 minuti dalla caduta, «il tempo tecnico di scendere dall’ufficio di Rossi e andare in strada». Secondo la perizia chiesta al Ris il 22 maggio 2026 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi «le luci delle auto che transitavano sulla vicina strada via dei Rossi riflettevano, proiettando delle luci e creando sulla parete all’ingresso del vicolo le ombre di almeno due soggetti in movimento. Secondo l’analisi, queste ombre «non sarebbero riconducibili ad artefatti visivi, difetti digitali o disturbi da compressione ma sarebbero compatibili con l’interposizione di corpi opachi di forma antropomorfa, ossia verosimilmente persone, tra i fari dei veicoli e la parete». Gli «eventi d’interesse» sarebbero 59, «12 hanno la caratteristiche di “ombre antropomorfe”», ha spiegato Gregori, facendo ipotizzare che ci fosse qualcuno all’ingresso del vicolo che avrebbe impedito i soccorsi.

Dalle simulazioni sul luogo i Ris avrebbero capito potevano trovarsi questi soggetti «per proiettare quelle ombre di interesse» e si è capito che almeno una delle due o tre persone «poteva avere una linea visiva diretta o limitata verso il corpo di Rossi a terra», anche perché il mezzo che era parcheggiato all’epoca nella stradina non intralciava la vista dell’ex manager. Perché non è stato soccorso? Per i Ris queste sono «le stesse persone che l’avrebbero ucciso, in un tentativo di intimidirlo, poi avrebbero controllato che fosse morto davvero in fondo alla strada, non consentendo i soccorsi, quando David Rossi si sarebbe ancora potuto salvare e ha invece avuto una morte atroce, con 20 minuti di agonia», sostengono Gasparollo e Zomparelli.

«Grazie al lavoro dei Ris abbiamo la certezza ora che almeno una persona nel vicolo ha stazionato per circa 20 minuti attendendo che David Rossi non respirasse più e accertandosi che non potesse essere soccorso», ha ribadito Vinci, secondo cui quella persona «non può essere un passante, come è stato detto per lungo tempo, ma era un soggetto che ha avuto un ruolo attivo». L’aggressione a Rossi secondo il parlamentare Fdi sarebbe stata messa in atto «da almeno quattro o cinque persone. La persona blocca il vicolo verosimilmente con un altro soggetto che interviene qualche minuto dopo e impedisce che Rossi sia visto da eventuali altri passanti che possano prestare il soccorso. Appena Rossi smette di muoversi, dopo oltre 20 minuti, compare nel video, se ne accerta - ha concluso - Poi le ombre poi scompaiono per sempre perché il soggetto, i soggetti, si allontanano». La pista più credibile è quella della la ’Ndrangheta della bassa Lombardia, come già ricostruito dal Giornale. «Oggi è tutto chiaro a parte i nominativi», ribadisce lo stesso Vinci.

La pista più verosimile porta alla cosca Grande Aracri, che spadroneggiava in Emilia-Romagna, che stava comprando pezzi di Siena, che aveva infiltrato il Comune di Brescello (sciolto per mafia) e che avrebbe intercettato una parte del denaro che Mps utilizzava per sponsorizzare squadre locali. C’è un conto in una banca del Mantovano a Viadana - dove Rossi andava spesso a seguire le partite di una squadra di rugby che Mps sponsorizzava - che secondo le recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cortese e del pentito Giuseppe Giglio, sarebbe stato intestato a un loro prestanome. Come scoperto da Nicola Borzi allora al Sole24Ore sul cellulare di David Rossi c’era un numero che faceva riferimento proprio a un libretto bancario collegato al conto degli stessi prestanome della cosca egemone nel Reggiano.

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