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Le ultime ore di Domenico. "Non stacchiamo la spina"

Il Monaldi: "No all’eutanasia e all’accanimento". I passi condivisi coi genitori "per tutelare il bimbo"

Le ultime ore di Domenico. "Non stacchiamo la spina"

Un lungo addio al piccolo guerriero. Domenico, il bimbo cardiopatico di due anni da 59 giorni ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dove ha subito il trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto, non ha più molte speranze, anche se nessuno sembra sentirselo di dirlo con chiarezza. Ma le sue condizioni sono in rapido e inesorabile peggioramento. Ieri nel nosocomio partenopeo i medici hanno concordato con i genitori del bambino una nuova terapia, dopo che i luminari dell’Heart team messo insieme dall’Azienda dei Colli hanno escluso la possibilità di un nuovo trapianto perché Domenico non sopravviverebbe.
La situazione è colma di dolore e priva di qualsiasi speranza, ma va comunque amministrata con delicatezza e umanità, anche nei confronti di quella madre e di quel padre che tutta Italia vorrebbero abbracciare.
«Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non si fanno le cure palliative che si fanno a casa, non la terapia del dolore - ha spiegato ieri ai giornalisti Antonio Corcione, capo Dipartimento dell’Area critica del Monaldi -. Il bambino è sedato, collegato all’apparecchio e ha una grave insufficienza multiorgano. Facciamo una terapia che abbiamo condiviso con il medico legale della famiglia, con la mamma, per tutelare il più possibile il bambino». Patrizia Mercolino, la mamma che è diventata il volto di questa tragedia greca, ricca di dilemmi morali, ieri è arrivata in ospedale attorno a mezzogiorno, accompagnata dal papà di Domenico, Antonio, e dal medico legale di famiglia Luca Scognamiglio e dell’avvocato Francesco Petruzzi. Prima una riunione con i medici del Monaldi, poi le uniche decisioni possibili. «La situazione - spiega ancora Corcione è molto critica ma noi stiamo applicando una legge dello Stato nel 2017 che tutela il paziente in questo caso il bambino. Con i genitori abbiamo condiviso la terapia da fare. Il bambino non soffre, è sedato e collegato alla macchina, è come fare una anestesia generale. È garantito che il bambino non ha dolore».
Insomma non si tratta di eutanasia ma nemmeno di accanimento terapeutico. Semmai di una terza strada a metà tra i due estremi, che consiste nell’accompagnare semplicemente il piccolo Domenico alla fine inesorabile di questa triste storia nel modo più sereno possibile. «Non sarà staccato l’Ecmo - spiegano da Napoli perché un secondo dopo si rischia la morte. Verranno invece eliminate altre terapie non necessarie».
Domenico aveva un cuore malato e per questo aspettava da tempo il cuore di un bambino. Il miracolo sembra manifestarsi il 23 dicembre scorso, quando i medici del Monaldi partono per Bolzano per prendere in consegna l’organo appena espiantata a un bambino deceduto. Qualcosa però va storto. La scatola utilizzata non è di quelle tecnologiche di ultima generazione, in più qualcuno aggiunge il più freddo ghiaccio secco e non quello tradizionale. Il risultato è che il cuore tra Bolzano e Napoli si brucia ed è inservibile. Nel frattempo, però, Domenico è stato già sottoposto all’espianto per accelerare i tempi e quando il cuore «guasto» arriva al Monaldi non resta che procedere comunque al trapianto sperando in un miracolo che però non ha cittadinanza nel territorio della scienza. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste, una dalla procura di Napoli, che sta continuando ad ascoltare persone informate sui fatti e a raccogliere materiale utile alle indagini, e l’altra da quella del capoluogo altoatesino.


Stasera a Taurano, il paese irpino di cui sono originari Patrizia e Antonio, poi trasferitisi a Nola, si terrà una veglia di preghiera a cui il sindaco Michele Buonfiglio ha invitato tutta la piccola stremata comunità. Forse ci sarà anche il presidente della Regione, Roberto Fico. Ma anche le preghiere ormai servono a poco.

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