Nel bar del centro se sei un turista il conto è (quasi) il doppio

Pomeriggio afoso in città, alla disperata ricerca di un bar per mangiare qualcosa di veloce. In molti hanno chiuso i battenti: riapriranno a settembre. All’Aperol di piazza Cordusio c’è posto: siamo in due, io e mia moglie. Ordiniamo, mangiamo e, al momento di pagare, ci facciamo pure venire la tachicardia - che sotto il sole d’agosto non è il massimo. Conto veloce alla cassa: 22 euro tondi.
Guardiamo voce per voce. Panino con prosciutto e caprino: 7 euro. Piadina con cotto e mozzarella: 8 euro. Due bottigliette d’acqua: 7 euro. Totale: 22 euro. Tutto torna. Non hanno sbagliato coi conti. Però, qualcosa non torna proprio. All’Aperol sono andato spesso a mangiare: di certo non è rinomato per essere tra i bar più economici della zona. Pochi giorni fa, per esempio, avevo ordinato un panino e un toast da portare via (impegni di lavoro mi obbligavano con la testa inchiodata al monitor del pc) e avevo speso poco più di 7 euro e 50 centesimi.
Penso subito al coperto. E che coperto! Chiedo alla cassa. Segnalo la differenza di trattamento a soli pochi giorni di distanza. «Va bene la crisi galoppante... », gli faccio. Il cameriere mi interrompe, straccia la ricevuta vecchia: «Non si preoccupi. Questi sono i prezzi da listino, non quelli che facciamo ai nostri clienti». Mi fa sentire una very important person. E ribatte il conto: 14 euro e 20 centesimi. Non proprio la metà, ma poco ci manca. Comunque caro, ma non certo la sassata che mi si era presentata inizialmente. A me è andata bene ma penso che un turista ne avrebbe sicuramente pagati 22.
Torno al lavoro. Chiacchiero con un collega: anche lui, una mezz’ora prima di me, è caduto nella stessa «trappola». Non ha protestato, però, ha pagato. Un secondo con mozzarella e prosciutto: 15 euro (poco prosciutto e due fogli, sottilissimi, di mozzarella). Un’insalata: 10 euro. Due bottigliette d’acqua: 7 euro. Due caffè: 6 euro. Totale: 38 euro tondi tondi. Lui, come molti altri, all’Aperol non è un vip.

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