Nel mirino dei Pm i sette super esperti dei Grandi rischi

RomaIpotesi di reato: omicidio colposo. Sette esperti della commissione Grandi rischi, di cui fanno parte alti funzionari della Protezione civile e dell’istituto nazionale di vulcanologia (Ingv), sono sotto inchiesta all’Aquila, accusati dalla Procura di non aver evacuato la città prima del terremoto del 6 aprile 2009.
Contrariamente a quanto sostiene la letteratura sismica mondiale sulla non-prevedibilità dei disastri geologici - e anche ai risultati di una commissione internazionale che s’insediò all’Aquila subito dopo il 6 aprile - i magistrati abruzzesi sostengono che gli scienziati avrebbero dovuto mettere in conto una scossa di enorme pericolosità. Sono dunque colpevoli di «negligenze fatali», come risulta dal dossier della squadra mobile dell’Aquila. Avrebbero dovuto avvisare con più puntiglio la popolazione, allontanare gli abitanti dalle case.
Gli avvisi di garanzia sono stati recapitati nel corso della giornata di ieri al professor Franco Barberi, presidente vicario della commissione, al professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, al vicecapo del settore tecnico-operativo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis. Sono indagati anche il direttore del Centro nazionale terremoti Giulio Selvaggi, il direttore della fondazione Eucentre Gian Michele Calvi, l’ordinario di Fisica terrestre dell’Università di Genova Claudio Eva, e il direttore dell’ufficio Rischio sismico della Protezione civile Mauro Dolce.
Tutti erano presenti alla riunione tenutasi all’Aquila il 31 marzo, sei giorni prima della grande scossa del 6 aprile, un incontro in cui si valutarono gli eventuali rischi legati a una sequenza di piccoli terremoti che durava ormai da sei mesi. Le alternative erano: allarmare e far scappare dall’Aquila oltre 50mila persone o aspettare e controllare la situazione. Si decise di aspettare. «Il professor Barberi - si legge nella sintesi del verbale di quella riunione - conclude che non c’è alcun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento».
L’indagine della Procura partì dopo un esposto di alcuni cittadini in cui si accusava la commissione Grandi rischi di mancato allarme. Agli atti anche una lettera del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente del 2 aprile al capo della Protezione civile Guido Bertolaso. L’accusa mossa dalla Procura ai tecnici non è puramente di mancato allarme, perché «l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto - ha chiarito il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini -. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case. Ci sono stati decessi e altro e non potevamo non seguire questo filone».
La notizia è stata accolta con sconcerto a un convegno di sismologi provenienti da tutto il mondo, in corso ieri a Washington, a cui era presente uno degli indagati, Mauro Dolce: «È una cosa mai successa in nessuna altra parte del mondo - il suo commento -. È ben consolidato nella comunità scientifica che i terremoti non si possono prevedere nel breve termine. Il risultato sarebbe quello che si produrrebbero tantissimi, centinaia di falsi allarmi». E il collega Ross Stein, geofisico del US Geological survey, con sede in California, ha ammesso: «Al nostro istituto abbiamo investito una valanga di denaro e controllato centinaia di tecniche messe a punto nel mondo scientifico ma purtroppo non siamo ancora riusciti a trovare la strada giusta».
C’è un documento, negli archivi degli atti pubblici sul sisma aquilano, che in effetti conferma questa tesi. È la relazione conclusiva della commissione internazionale che iniziò a lavorare all’Aquila nel mese di maggio, a circa un mese dal terremoto. Ne facevano parte sismologi provenienti dalle più prestigiose università del mondo. Nel documento si consigliava di informare «il pubblico», in caso di terremoti futuri, in modo non allarmistico, ma «con continuità, sulla base di informazioni probabilistiche». La commissione, si legge però a pagina 4, «non ha identificato alcun metodo per la predizione deterministica a breve termine di forti terremoti». E le analisi raccolte «prima dei grandi terremoti, compresa la scossa principale del 6 aprile 2009 all’Aquila, non mostrano alcuna evidenza convincente di precursori diagnostici».
Amara infine la reazione di Guido Bertolaso: «Chi si assume delle responsabilità, chi mette la faccia dentro i problemi di questo Paese - si è sfogato il responsabile della Protezione civile - viene immediatamente penalizzato. Siamo sbigottiti e allarmati. E preoccupati per il futuro».

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