Nel totoministri di Tahrir sale El Baradei

Il CairoIeri mattina, Mohamed El Baradei ha partecipato alla preghiera islamica in piazza Tahrir, accolto da una grande folla. Era da gennaio, quando una sola volta era sceso tra i manifestanti, che il volto noto dell’opposizione, il leader che nei giorni della rivoluzione non ha mai infiammato la piazza e ha raramente abbandonato la sua casa del Cairo, non visitava la protesta.

«Sono in strada verso Tahrir per esprimere il mio rispetto ai martiri. Il loro sacrificio non sarà vano. Assieme vinceremo», ha scritto su Twitter prima della preghiera l’ex capo dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica. Il premio Nobel, tornato in Egitto dopo decenni di servizio diplomatico all’estero è stato per molto tempo sconosciuto alle grandi masse egiziane. È diventato un leader del compromesso, poco carismatico ma accettato sia dalle forze laiche sia da quelle religiose, un anti-Mubarak arrivato da lontano e quindi non invischiato con il regime.

El Baradei è comparso in piazza nel «venerdì dell’ultima chance», quello di una nuova grande protesta organizzata dalle forze politiche. La piazza chiede un governo di unità nazionale civile, l’uscita di scena dei generali, appoggiata anche dalla Casa Bianca, che in una nota ha detto ieri che il trasferimento di poteri a un’autorità civile deve avvenire «il più presto possibile». La nomina giovedì di un nuovo premier, l’economista Kamal Ganzuri, non ha calmato la piazza. Sono altri i volti che partiti politici e attivisti vorrebbero nell’esecutivo.

Ieri, i movimenti hanno trovato l’intesa su una sorta di governo ombra. Fonti del Blocco egiziano, coalizione di partiti liberali e di sinistra, hanno rivelato al Giornale una lista di nomi per un esecutivo gradito alla piazza: Mohamed El Baradei premier; Abdel Moneim Abdel Futuh - ex membro dei Fratelli musulmani premier, e il candidato alle presidenziali del partito nasserista Karama, Hamdeen Sabahi, come vice primi ministri, il giudice Ashraf El Baroudi alla sicurezza e l’economista Ahmed El Naggar alle Finanze.

Dal mattino, migliaia di persone si sono riversate marciando sul centro del Cairo. «Pane, libertà, giustizia sociale», ha scandito lungo il percorso un gruppo di manifestanti dei movimenti giovanili liberali. Ma anche «basta con il regime militare». Slogan e cori sono stati dedicati anche al nuovo primo ministro, già premier di Hosni Mubarak, il 78enne Ganzuri, definito da molti un «dinosauro» dell’ex sistema, un «falul», termine usato per indicare i «resti» dell’ex regime.

Quella di Tahrir non è stata la sola manifestazione al Cairo ieri. A contendersi l’attenzione e i numeri, la politica e il sostegno della popolazione, liberali, islamisti e militari, i tre protagonisti sulla scena. Nel popolare quartiere di Abasseya, agenti della polizia e cittadini hanno manifestato il loro sostegno al Consiglio supremo militare che regge il Paese da febbraio. La protesta di piazza Tahrir non ha avuto l’appoggio dei gruppi salafiti e dei Fratelli musulmani.

Il movimento islamista ha invece organizzato una protesta parallela per la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme e in favore della causa palestinese. La Fratellanza vede infatti negli eventi di Tahrir una minaccia alle elezioni che cominciano lunedì e in cui è la favorita.

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