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Nella terra dei campioni c’è pure Malabrocca

Nella terra dei campioni c’è pure Malabrocca

Tutti da lì, quasi roba da gene modificato. Tra Novi e Tortona, suppergiù da cent'anni, a pedalare, garretti rinforzati e carica a molla. Dai campionissimi alle «schiappe» per posa che si ritagliano il podio. Come la leggendaria icona degli «ultimi» quel Luigi Malabrocca della Maglia Nera e del Giro d'Italia arrancato con la bici in spalla, le tappe nei fienili e sotto i ponti, e le attese nelle cisterne di campagna, al rallentatore, senza sforare il tempo massimo. Che ritorna al Giro d'Italia dopo 56 anni e diventa Numero Nero, bianco su fondo nero, a premiare tappa dopo tappa l'ultimo in classifica. Era il dopoguerra dei sopravissuti che correva dietro a Coppi e Bartali, ma strizzava l'occhio al «cinese» Luigi. Tanto che nel '46 il Giro si regala la Maglia Nera per l'ultimo in classifica a sdoganare la follia istrionesca del corridore-campione. Maglia che fu assegnata fino al 1951, poi il rischio della deriva clownesca e la dignità di un Giro-simbolo in un'Italia in divenire. Malabrocca, Carollo, Pinarello, vengono su che è un piacere tra Novi Ligure e Tortona, terra ondulata di viti e i chilometri giusti a farsi fiato e gambe. Terra di campioni ed eroi capovolti, con Novi legata all'industria della bicicletta e al ciclismo professionistico. Da Costante Girardengo a Fausto Coppi cui la città regala il Museo dei Campionissimi ad intrecciare storie di uomini e fabbriche di biciclette. Le due ruote che macinano in lungo e in largo e decantano in leggenda. Tra vigneti, boschi, prati, fino a quell'Appennino arrancato dalla Liguria che sgattaiola in Piemonte. Anni di ciclismo romantico e l'eccezionalità di una terra che ha dato i natali e fatto crescere fior fiore di personaggi. E tutto oggi parla di questo vizio: insegne, strade dedicate, ruote di ferro, sculture, fabbriche e il Museo nell'area ex Ilva, già simbolo della storia economica e sociale di Novi. La vecchia ferriera, un capannone industriale di inizio 900 recuperato, il carro ponte fuori e la Fiat Giardinetta di Coppi all'ingresso. Laura Melone, addetta IAT, ti introduce in questa vita parallela. Coppi ti piomba addosso e lei parla del 2 gennaio, data di commemorazione della sua morte, di Castellania, il suo paese e la sua casa, dove si ritrovano i tanti amici e appassionati per ricordarlo, mentre «a Novi vivono ancora i figli e i nipoti». Gigantografia di Alfonsina Strada, cosce robuste e determinazione su 20 chili di bici nel bianco e nero di fine 800: correva nel 1891 e la allenava il marito. Antonio s'è fiondato dentro il Museo, una riga d'anni e gli occhi che luccicano ancora: «Vede là il Gira, omino tenace, indomabile e muscoli d'acciaio. La sua cascina è all'ingresso di Novi». Lo guardi divertita, si gira in bocca un stecchino e mira lontano: «Che tempi, ragazza mia. Eravamo un popolo in bicicletta. Eh, le incursioni al Caffé Cervinia in centro, ritrovo di campioni e dirigenti sportivi». Storia antica che Antonio colora: la febbre da bici contagia. Prima del Gira e dell'Alfonsina. Nel 1894 nasce il Veloce Club Novese e l'anno dopo Novi approva il «Primo regolamento per la circolazione di velocipedi».
È la magnifica ossessione di questa terra inebriata che impazzisce con Girardengo, tallonato da Luigi Giacobbe, due volte secondo al Giro d'Italia, e trionfatore della Tre Valli Varesine nel '31. Luisin, dietro Antonio, se li contano: «Anche Piero Fossati, vincitore del Giro di Lombardia nel '29, e Osvaldo Bailo, nipote di Girardengo, campione italiano indipendenti nel 1941 e primo al Giro del Lazio nel '42, con un certo Coppi al terzo posto. Eh, la nostra gente: li seguivamo con la lingua di fuori». La lista cresce con i gregari eccellenti: «il grande Ettore Milano, luogotenente di Fausto; Andrea Carrea, maglia gialla al Tour de France; Luciano Parodi e Franco Giacchero, vincitore del Giro del Marocco, Mario Gervasoni, Pierino Zanelli e Carlo Campora». Per te è tutto inedito, ma loro si riprendono quarant'anni di vita a spuntar classifiche e condire ricordi. «Di Novi era il mitico massaggiatore Biagio Cavanna che mise le mani addosso a Girardengo prima e Coppi poi. E pare che grazie alla sua intermediazione Pollastro riuscì ad incontrare a Parigi il Gira - ghignano - il resto è canzone e leggenda».
Ti guardi intorno, una virata su quei luoghi sempre uguali eppure perfetti per crescere glorie. Ferrea disciplina e percorsi variati sugli asfalti pianeggianti che uniscono Novi a Tortona, Spinetta Marengo e Serravalle Scrivia. O sulle salite che arrancano verso i colli novesi, la Castagnola, il Tremolino, la Bocchetta, il Castello di Tortona, il Turchino e il Sassello. O su strade secondarie dal fondo sterrato che ai tempi ricamavano il paesaggio. «Lì si correva il Giro tutti i giorni - mica ti mollano - Cavanna allenava alla morte, diceva che avrebbe giovato a Coppi e ai ragazzi». Nella casa di via Castello, sul limitare della cinta medievale crebbe la sua scuola. «Lo sa che lui, diventato cieco nel 1937, riusciva a stabilire le attitudini degli aspiranti dai battiti del cuore, dalla capacità polmonare, muscolatura del collo, torace, bacino e caviglie, che devono essere sottili come quelle d'un puledro?».
Eroi e il loro doppio. Assieme alle imprese dei semidei Coppi e Bartali non mancavano gli ultimi del Giro, il Malabrocca: ultimo nel '46, nel '47, penultimo nel '49, «battuto» solo da Carollo. Duello epico fra i due, infarcito di colpi bassi e storie alla Bertoldo, per spuntare l'ultimo posto. È Malabrocca, con quel nome di vasi rotti e sfiga, a consegnare alla leggenda la Maglia Nera che quasi diventa più redditizia di quella Rosa.
È il personaggio, la gente lo acclama da bordo strada, lo riempie di olio, vino e frutta.

«Anche se poi il cinese le marce in più le aveva - corregge Antonio - visto che fu campione italiano ai mondiali di ciclocross e vincitore in Francia, Jugoslavia e Spagna». Altra storia, che tra Novi e Tortona eran fatti di quella pasta lì e son diventati leggenda.
(1. continua)

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