Nessuno scandalo per il cannone «Nuovo Testamento»

Caro Granzotto, non riesco a capire il bombardamento mediatico sulle eventuali colpe dei secondini del carcere di Guantanamo Bay che avrebbero reso oltraggio al Corano. A parte il fatto che risulterebbe che le cose non sarebbero andate proprio così e cioè con il Corano finito nel water closet, l’atto è sicuramente criticabile ma visto che nei Paesi islamici si bruciano pubblicamente Bibbie e bandiere americane non mi sembra la fine del mondo.


Al momento, oltre ad escludere in modo categorico che una copia del libro sia mai stata gettata nel gabinetto, gli oltraggi al Corano sono rubricati quali «maltrattamenti senza precauzioni», ovvero involontari. Meglio dirlo subito: anche così ridimensionata la vicenda è riprovevole e chi se ne è reso responsabile deve farne (se non l’ha già fatta) ammenda. E poi chiuderla lì. Chiuderla lì perché non se ne può più con questa pruderie, con questa affettata trepidazione per l’ipersensibilità dei nostri buoni fratelli islamici. Basta. Avrà letto, caro Attinenti, delle geremiadi del popolo politicamente corretto «sconvolto», proprio così, sconvolto, alla vista della fotografia d’un tank americano in azione in Irak sul cannone del quale spicca la scritta «Nuovo Testamento». Embè? Vogliamo intentare un processo postumo a Costantino e al suo «In hoc signo vinces» inalberato a Ponte Milvio il 27 ottobre del 312? Vogliamo censurare i soldati che portano al collo la catenina col crocifisso o l’immagine della Vergine o quella di San Giorgio, protettore dei militari? Vogliamo radiare dai ranghi - anche quelli delle organizzazioni umanitarie - tutti coloro che si fanno il segno della croce? Vogliamo proibire in zone d’operazione islamiche le uova al prosciutto? Sottoporre a procedimento giudiziario chi dovesse esclamare: «Per la barba del profeta!» come si esclama «Perdindirindina»?
Basta, basta, basta. Basta con questo balletto, con gli ipocriti sensi di colpa, coi collettivi mea culpa per Poitiers e per Lepanto, per Granada e per Vienna. Ecchediamine. Vogliamo piantarla di condannare tutto ciò che ha fatto e fa l’Occidente cristiano e di giustificare, glorificandolo, tutto ciò che hanno fatto e fanno le altre civiltà, da quella islamica a quella maori dei tagliatori di teste? Verso le quali va portato rispetto, non dico di no, ma senza necessariamente dover calare le braghe, senza spingere la captatio benevolentiae a manifestazioni ed espressioni degradanti. E soprattutto, senza rinnegare la civiltà alla quale apparteniamo, pugnalandola alla schiena. Massimo rispetto, ma sia chiaro che almeno per quanto mi riguarda non riconosco il primato morale, storico, culturale e civile della civiltà islamica o maori. Se questo modo di vedere le cose significa dar corpo al fantasma della guerra fra civiltà, amen. Farò la mia parte e la farò senza vergognarmene, così come non se ne vergognano i bravi ragazzi di Hamas, il simpatico sceicco Yousef al Quaradawi (l’opinionista di al Jazeera il quale sostiene che l’azione delle donne kamikaze «è uno dei più lodevoli atti di devozione») e il caro terrorista Al Zarqawi. Va da sé che secondo il mio personale punto di vista se Saddam Hussein mise nome «Tuono di Allah» al suo supercannone, un soldato americano ha il sacrosanto diritto di chiamare quello del suo carro armato «Nuovo Testamento» e questo senza che una manica di maganzesi piagnoni terzomondisti gli rompano gli zebedei.

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