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Netanyahu vede Obama: "La pace con i palestinesi sia rinviata di un anno"

Il premier israeliano prima di vedere Obama avverte: "Niente negoziato finché i palestinesi chiederanno di congelare gli insediamenti a Gerusalemme Est. E' e resta la nostra capitale"

Netanyahu vede Obama: 
"La pace con i palestinesi 
sia rinviata di un anno"

Washington - Congelare il processo di pace. Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha detto se i palestinesi non ritireranno la richiesta di un pieno congelamento degli insediamenti israeliani, i colloqui per la pace in Medio Oriente potranno essere ritardati di un anno. "Non dobbiamo rimanere intrappolati in richieste illogiche e irragionevoli" ha detto Netanyahu dopo aver incontrato al Congresso alcuni parlamentari americani. Secondo il premier israeliano, le richieste palestinesi di un congelamento totale degli insediamenti "potrebbero far ritardare di un altro anno i negoziati di pace". La richiesta di un congelamento è stata presentata anche dagli Stati Uniti.

Gerusalemme capitale Forte dell'assicurazione fatta in mattinata dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che aveva ribadito a Washington quanto l'impegno degli Stati Uniti per la sicurezza d'Israele sia "saldo ed incrollabile", ieri sera il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rilanciato nel modo più esplicito la posizione israeliana per quanto riguarda gli insediamenti a Gerusalemme Est: Gerusalemme - ha detto - "non è una colonia, è la nostra capitale. Il popolo ebraico ha costruito Gerusalemme tremila anni fa, e continua a costruirla ora".

Il messaggio di Netanyahu A poche ore dall'incontro in programma alla Casa Bianca con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, Netanyahu ha risposto in questi termini all'invito rivoltogli in mattinata da Hillary Clinton. Il ministro degli Esteri Usa, pur ribadendo l'impegno americano nei confronti del Paese, aveva invitato Israele a "scelte difficili ma necessarie" sulla via della pace. E aveva ribadito che gli Usa guardano con favore alla strategia diplomatica dei "colloqui indiretti" (proximity talks) per rilanciare il percorso di pace.

La posizione degli Stati Uniti Intervenendo all'Aipac, la più importante lobby ebraica d'America, Hillary Clinton aveva detto in mattinata che "lo status quo è insostenibile per tutte le parti in causa: promette soltanto nuove dosi di violenza". Per questo aveva invitato le parti a riprendere i "colloqui indiretti", unica strategia al momento possibile per rilanciare un possibile percorso di pace tra israeliani e palestinesi. "Il cammino da seguire è chiaro: due Stati e due popoli che vivono fianco a fianco" aveva detto. E se questo è l'obiettivo, costruire nuove case israeliane a Gerusalemme est "danneggia la fiducia reciproca, mette a rischio i colloqui indiretti", e indebolisce la capacità Usa di giocare "un ruolo unico e essenziale" nel processo di pace.

Lo status di Gerusalemme Netanyahu, in serata, ha risposto in questi termini all'invito americano: "Gerusalemme non è una colonia", ma è la città simbolo della storia e dell'identità di Israele, è "la nostra capitale". Chiaro il messaggio implicito: Israele ha tutto il diritto a realizzare a Gerusalemme Est tutti gli insediamenti che vuole. Quanto all'Iran, che la Clinton ha ribadito essere presto oggetto di possibili sanzioni, Netanyahu ha detto che Israele si attende dalla comunità internazionale "una risposta rapida e decisiva" per il programma nucleare iraniano rappresenta "una minaccia". Nello stesso tempo - ha aggiunto - Israele rivendica "il diritto a difendersi da solo".

Nuovo raid a Gaza Quattro palestinesi sono rimasti feriti questa notte in un’incursione dell’aviazione israeliana contro la Striscia di Gaza. Un aereo dello Stato ebraico ha lanciato un missile contro una casa a Gaza, ha confermato una fonte della sicurezza locale. La casa, che era vuota, è stata interamente distrutta mentre altre abitazioni nei paraggi sono state danneggiate. L’esplosione del missile ha però ferito quattro persone che si trovavano nell’area. L’incursione è stata compiuta dopo il lancio di un razzo palestinese contro il sud di Israele. Un portavoce militare ha confermato l’attacco precisando che "ha fatto seguito a un lancio di un razzo contro Israele: l’obiettivo era una casa in cui erano fabbricate armi".

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