Neureuther è Felix nel nome del padre

Nel parterre più eccitante della coppa del mondo, là dove papà Christian aveva vinto l’ultima delle sue sei gare nel 1979, Felix Neureuther ha vinto la sua prima «e davvero non potevo scegliere luogo migliore per farlo».
Lo slalom di Kitzbuehel è una bolgia di bandiere e di tifosi urlanti, è una pista piena di trappole, è da decenni una gara che regala gioie e dolori e ieri alla fine a festeggiare sono stati Giuliano Razzoli, terzo, Julien Lizeroux, secondo, e soprattutto lui, il figlio d'arte Felix, slalomista di talento emerso giovanissimo nel 2003 ma solo ieri finalmente in cima al podio, davanti a tutti. Papà Christian era lì, stranamente, perché lui soffre troppo a guardare le gare del figlio, ha dovuto persino lasciare il suo posto di commentatore tecnico della tv tedesca per evitare di commentare le gesta di Felix, che negli ultimi mesi era entrato in una crisi preoccupante, sia tecnica che mentale (nello sci, testa e gambe sono strettamente legate fra loro) da cui sembrava non uscire più. Come spesso accade ai campioni, però, una volta toccato il fondo il tedesco di 25 anni ha trovato la forza per risalire, stimolato anche dalle dure critiche ricevute in patria per alcune feste a cui ha partecipato durante le vacanze di fine anno. «Niente di male, mi sono solo divertito un po', non potevo? A volte staccare di testa fa solo bene, ho iniziato il nuovo anno come se fosse una nuova carriera, pensando che non poteva continuare ad andare tutto male». Facile ora dire che aveva ragione, facile mettersi dalla parte dei «lo sapevamo che prima o poi ce l'avrebbe fatta».
La verità è che fra i figli d'arte con genitori vincenti in coppa del mondo Felix sembrava il meno in forma, e invece ha smentito tutti, diventando il primo a ripetere le gesta dei genitori campioni, che per lui, come per Tina Weirather, sono due, visto che sua mamma è Rosi Mittermaier, vincitrice di due ori all'Olimpiade del 1976 e della coppa del mondo generale l'anno dopo. A proposito di Weirather, la figlia di Harti e Hanni Wenzel, grandi campioni degli anni Ottanta, dopo l'incoraggiante settimo posto nel superG di Cortina venerdì, nella discesa di sabato si è per l'ennesima volta infortunata ad un ginocchio, vedendo svanire il sogno olimpico proprio nel momento in cui stava finalmente tornando in forma.
Ma torniamo a Kitzbuehel e alla gara che ieri ha regalato grande gioia anche a Giuliano Razzoli, sul podio dopo una fantastica rimonta nella seconda manche e, va detto, grazie anche agli errori di Reinfried Herbst e di Manfred Moelgg, primo e secondo a metà gara, ma fuori nella manche decisiva. È lo sport, è lo sci soprattutto, così crudele nella sua variabilità, ne sa qualcosa proprio l'emiliano che aveva vinto a Zagabria, poi sbagliato ad Adelboden e molto deluso a Wengen, finendo lontanissimo dai migliori. Ne sa qualcosa anche la dolce Kathrin Zettel che ieri nel gigante di Cortina è caduta a poche porte dal traguardo dopo aver vinto la prima manche. Ha vinto Tanja Poutiainen e l'Italia ha piazzato 5 atlete fra le prime 13, nessuna però sul podio, la migliore è stata Manuela Moelgg, 5ª davanti alla Karbon.
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