New York vuole vietare il fumo anche nelle case Sei d'accordo? Di' la tua

La Grande Mela vuole approvare una legge che imponga il divieto di fumo anche nelle abitazioni private. Una scelta saggia o una violazione della libertà personale? VOTA IL SONDAGGIO

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Una volta era l'ultimo desiderio dei condannati a morte (la celebre ultima sigaretta). Ora i tabagisti sono condannati a vivere e pure con la sigaretta spenta. Pensavamo di averle viste tutte con l'arrivo delle messe "incense free", speciali riti liturgici senza incenso per evitare il fumo passivo. Una bella follia, ma non era la prima e non è neppure l'ultima. Quando il salutismo diventa un'ossessione si converte nel suo esatto opposto: vivere "preventivamente" da malati per evitare le malattie. Un paradosso che negli Usa raggiunge il parossismo. Vietato fumare nei parchi, in auto, sui mezzi pubblici, in ufficio, in strada e ora anche a casa. Sacrosanto il divieto nei luoghi pubblici: affumicare un non-fumatore con il proprio fumo passivo è una prevaricazione bella e buona. Ma in una privata abitazione?  Secondo il Wall Street Journal verrà approvato un regolamento che vieti il fumo anche all'interno degli appartamenti. Dove si potrà fumare in santa pace? Praticamente da nessuna parte, un divieto quasi assoluto. Rimarranno, probabilmente, delle zone in cui i tabagisti si riuniranno come appestati per auto-affumicarsi.

Motivo principale il fumo passivo e il timore che dispute tra condomini legate al fumo portino a cause legali che potrebbero costare denaro al condominio. "Ad ogni riunione ci fanno denunce e ci chiedono quando verranno presi dei provvedimenti", ha detto Steven Michaelson, amministratore di un condominio nell’Upper East Side. Il dipartimento della Sanità del comune di New York calcola che solo il 16 per cento degli abitanti di New York sia fumatore, ma nonostante questa bassa percentuale i divieti totali di fumo non sembrano destinati all’approvazione. I condomini più giovani, cresciuti col divieto di fumo in pubblico, sono spesso a favore, ma quelli più anziani no. E chi ha comprato casa per investire teme che il divieto allontani possibili inquilini, per non parlare del rischio di multe o del possibile effetto sul valore dell’immobile. Problemi ai quali si aggiunge la considerazione che, anche per molti fumatori, il divieto che arriva in casa propria è una violazione inaccettabile della libertà.

Una delle solite americanate? No. Almeno a giudicare dal successo che la crociata contro i rotolini di tabacco sta mietendo in tutto il mondo. Non si fuma più nei luoghi pubblici in Spagna, Portogallo, Francia, Italia, Irlanda e persino in Kenya. Anche il detto fumare come un turco è pronto per il pensionamento perché anche la fumosissima Ankara ha vietato il tabacco. Non solo: Londra ha deciso di nascondere i pacchetti di sigarette, anche dal tabacchino. Occhio non vede, polmone non duole. I tabagisti accetteranno questa caccia al tesoro? Probabilmente sì, ma quella degli stati è una battaglia che si combatte su più piani: il singolo fumatore e le grandi multinazionali che mescolano miliardi con il mercato del tabacco. Rimane una domanda: la patria della libertà non rischia di negare se stessa con tutti questi divieti?

(FMDV)

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