Nickel, il nuovo oro Contamina la terra ma riduce lo smog

Il cielo sopra Norilsk è viola, la terra intorno a Norilsk è verdognola. La neve che cade su Norilsk a volte fiocca nera e la nebbia, dicono, può essere tutto a un tratto blu cobalto. Raccontano che quando il fiume Daldykan nel 2016 è diventato rosso carminio, qualcuno ha citato la Bibbia e il Nilo trasformato in sangue. Con i suoi colori acidi, Norilsk, la città più fredda e inquinata della Russia, poco distante dal confine norvegese, è un trip allucinogeno. Nel 2015 il Fridtjof Nansen Institute di Oslo ha calcolato circa due milioni di tonnellate di anidride solforosa dispersa nell'aria. Gli abitanti raccontano che riconoscono le fuoriuscite dei gas dal sapore, «quando è rame è dolce, il nickel invece è amaro e piccante». La materia estratta a Norilsk è raffinata a Nikel, distretto industriale a ridosso dei confini norvegesi e finlandesi: la Manchester del Ventunesimo secolo. L'inferno descritto nel 1830 da Charles Dickens potrebbe funzionare oggi per gli altoforni di Nikel. Per chilometri e chilometri la tundra sembra reduce da una guerra atomica. «Tra Norilsk, le miniere della penisola di Kola e Nikel, si tratta della regione più contaminata dell'intero emisfero settentrionale», dice Lars Rowe, analista del Nansen Institute. «Ma è anche quella che aiuta il mondo a inquinare meno, a combattere l'effetto serra. Così ha deciso il mercato». Per tamponare l'escalation climatica e contrastare il processo di scioglimento dei ghiacci, una delle armi più richieste è infatti il nickel, elemento base (insieme al cobalto, derivato del rame), delle batterie per le auto elettriche, annunciato come uno tra i più fiorenti business dei prossimi anni. Nel 2015 le auto elettriche nel mondo erano un milione, l'anno dopo sono raddoppiate, con la Cina a occupare il 40 per cento del mercato. La Iea (International energy agency) ha calcolato che saranno 10 milioni i nuovi veicoli «verdi» nel 2020 e 200 milioni nel 2030. Grazie a una massiccia politica d'incentivi, in Norvegia - paese di cinque milioni di abitanti e potenza petrolifera - circolano 130mila auto fossil fuel free, il 20 per cento del totale. Obiettivo: eliminare benzina e diesel entro il 2025, puntando tutto sulle auto alimentate con gli accumulatori agli ioni di litio. La sola Tesla, primo produttore al mondo, passa dalle 200mila vetture del 2017 alle 500mila previste per il 2018. Quindi, prima d'inserire la spina, serve nickel, una montagna di nickel, e cobalto, tanto cobalto. A partire dalla tedesca Basf, colosso della chimica e maggior fornitore di batterie al mondo, non ci sono alternative, tutti si devono rivolgere alla Nornickel, l'azienda monopolista russa, che entro il 2020 passerà dalle attuali 30mila alle 100mila tonnellate di materiale lavorato ed esportato. Così la green economy investe sull'economia nata dai gulag di Stalin; l'Artico, secondo i piani del capitalismo compassionevole, dovrebbe tirare una boccata d'ossigeno grazie all'industria metallurgica più inquinante dell'emisfero settentrionale.

Marzio G. Mian

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