Niente via: ultimo schiaffo di Genova a Quattrocchi

La sorella: «I politici che hanno respinto la proposta sono dei traditori»

Diego Pistacchi

da Genova

Genova fa vedere agli italiani come si calpesta un eroe. Genova, anzi, il suo consiglio comunale, dice che Carlo Giuliani, morto durante il G8 mentre dà l’assalto a una jeep dei carabinieri, incappucciato e armato di estintore, merita un cippo a imperitura memoria, un omaggio da pochi mesi deliberato e in via di realizzazione. E aggiunge, giusto ieri, che un lavoratore italiano, genovese, rapito e trucidato da terroristi islamici in Irak, non ha diritto neppure a una targhetta. Figurarsi a una pubblica piazza come avevano osato proporre Forza Italia e An. E pazienza se le sue ultime parole, dedicate all’amore per la Patria, hanno conquistato l’ammirazione di tutto il mondo. Perché Fabrizio Quattrocchi «era là per denaro», ma a differenza di un lavoratore degno di essere considerato tale, «quando è morto non teneva in mano una cazzuola». Parole di Laura Tartarini, consigliere di Rifondazione comunista, che non usa il termine mercenario, ma fa capire come il no della sinistra a una via in ricordo del bodyguard sia dovuto al fatto che Fabrizio Quattrocchi «non deve essere un esempio per i nostri ragazzi» (la chiosa è di Roberto Delogu, Comunisti italiani).
Vabbé, la sinistra radicale, si potrà obiettare. No, perché al momento di votare le due mozioni, praticamente identiche, presentate da Alleanza nazionale (quasi due anni fa e mai discussa) e da Forza Italia, la Margherita ha scelto di non scegliere, uscendo dall’aula. Ufficialmente perché la legge dice che bisogna far passare dieci anni dalla morte prima di decidere, anche se per concedere un omaggio al no global Giuliani e a tanti altri genovesi, questa obiezione non era stata sollevata e la deroga doveva essere concessa. E perché i Ds, dopo aver fatto finta di rinviare la questione di quasi un mese per cercare una soluzione condivisa che rendesse onore a Quattrocchi, hanno lasciato libertà di coscienza. Che, tradotto, significa salvare la faccia con l’astensione del capogruppo Simone Farello e bocciare le mozioni con il voto contrario di tutti gli altri.
Il sindaco Giuseppe Pericu, quello assente ai funerali del bodyguard ucciso, era assente anche ieri al momento del voto, dopo essere stato assente all’inizio del dibattito come quasi tutti i suoi assessori, tanto da costringere a una sospensione della seduta. Una costante che non è sfuggita all’ex ministro Maurizio Gasparri di An. «La scelta di Genova non mi sorprende - ha osservato -. La maggioranza di sinistra è perfettamente in linea con l’atteggiamento vergognoso tenuto sinora dal sindaco nei confronti della famiglia Quattrocchi, facendo prevalere i suoi piccoli calcoli politici alla doverosa solidarietà che un sindaco deve a un concittadino morto dopo aver eroicamente inneggiato al suo Paese». Amaro lo sfogo di Graziella Quattrocchi, sorella di Fabrizio, che ha sempre cercato di evitare le polemiche ma che la posizione della «sua» Genova proprio non se l’aspettava. «I consiglieri comunali che hanno bocciato la proposta si sono voluti distinguere dal resto d’Italia che ha inondato la mia casa di lettere e attestati di stima. Hanno anche tradito i loro concittadini, non sono persone libere - ha osservato -. Spiace che siano stati gli iracheni a comprendere perfettamente le ultime parole di Fabrizio e non questa parte di consiglieri di Genova».

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