«Nixon? Un teppista di strada contro le vecchie oligarchie»

BOTTE Pesca d’altura, boxe e football diventano irresistibili avventure picaresche. C’è anche Ali

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo uno stralcio di «Paure, deliri e la grande pesca dello squalo» (B.C.Dalai editore, pagg. 284, euro 18,5, in libreria dal 29 giugno) di Hunter S. Thompson. L’autore qui ricorda il suo breve passato di giovane delinquente per tracciare un ritratto spietato (ma in fondo carico di simpatia) del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon

A ndammo in centro e gironzolammo per un po’ bevendo birra calda, poi rapinammo un negozio di liquori affollato sulla Main Street cominciando a litigare con i commessi e quindi ripulendo il registratore di cassa mentre questi cercavano di difendersi. Da quel colpo ricavammo meno di 200$ – praticamente la stessa cifra racimolata durante le tre rapine alla stazione di servizio – e mentre lasciavamo la città ricordo di aver pensato che forse nella mia vita potevo fare qualcosa di meglio che rapinare stazioni di servizio e negozi di liquori. Dopo aver corso abbastanza rischi insensati da finire in prigione per almeno cinque anni, il nostro bottino ammontava a 135$ a testa, e quasi la metà se n’era andata in benzina, cibo, birra e whisky; il whisky ci costava il doppio perché, troppo giovani per poterlo comprare personalmente, dovevamo ricorrere agli ubriaconi che pretendevano una bottiglia di liquore in cambio del favore.
Quel weekend a Lexington segnò la fine della mia carriera criminale; smisi anche di taccheggiare nei negozi. E questo per un po’ modificò piuttosto drasticamente il mio tenore di vita, perché mi ci erano voluti diversi anni per padroneggiare la tecnica e l’atteggiamento mentale necessari per entrare in una gioielleria e uscire con sei orologi in tasca, o coglionare il proprietario davanti all’entrata del suo bar con una carta d’identità falsa abbastanza a lungo per dare il tempo a un amico di uscire dalla porta sul retro con una cassa di Old Forester… Ma quando mollai quel mondo, lo mollai completamente; e dopo quindici anni di astinenza, il mio talento si è talmente atrofizzato che non riesco neppure a rubare un quotidiano in una edicola.
Ah… madre di un Dio delirante, come diavolo sono finito a parlare di delinquenza giovanile? Se non ricordo male, stavo scrivendo un articolo serio e profondo su Richard Nixon…
Ma forse non sono partito completamente per la tangente. Il mio punto di partenza, credo, aveva a che fare con la mentalità da teppista di strada che ha portato Nixon a sfidare talmente la buona sorte che è arrivato a un punto in cui era praticamente impossibile non farsi acciuffare. Per un po’ ha avuto la fortuna e l’arroganza di un dilettante non del tutto sveglio. Dal loro quartier generale alla Casa Bianca, Nixon e i collaboratori che si era portato da Los Angeles avevano mostrato alla vecchia élite politica di Washington lo stesso tipo di disprezzo che i giovani ladruncoli di Georgetown sembrano avere nei confronti delle fortezze dei ricchi e potenti – o che io nutrivo per quel poveraccio della stazione di servizio a Lexington.

Traduzione
di Paolo Falcone
Copyright 2010
B.C.Dalai editore

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